Expo 2015, intrattenere il pianeta

L‘intrattenimento non è una caramella o una birra.

Infnite Jest, David Foster Wallace

Un paio si mesi fa mi telefonò un amico e mi chiese se volevo accompagnarlo a visitare Expo 2015. La stagione delle lunghe code non era ancora iniziata ed io coltivavo anche una certa curiosità nel poter visitare l’esposizione universale, se non altro per avere direttamente un’idea della portata dell’evento. Per una serie di circostanze e di impegni ci siamo trovati a dover optare per l’ultimo weekend di ottobre, quello prima della chiusura. Sapevamo dove avremmo dormito, come ci saremmo mossi e cosa avremmo fatto. Quello che non sapevamo e che nessuno poteva prevedere era che la stagione delle lunghe code stava in agguato dietro l’angolo.

Nonostante le notizie che leggevo su internet diventassero sempre più clamorose sulla mole di visitatori che ogni giorno invadeva il sito espositivo, devo dire che ho continuato a mantenere una sorta di ottimismo (strano ma vero) nel voler visitare il non-luogo temporaneo più importante del mondo. Tanto chi vuoi che vada a d Expo all’ultimo minuto? Non sono mica tutti così scemi/furbi come me! E così, qualche settimana dopo mi ritrovai che ero stato appena vomitato al da un treno della metropolitana, decisamente tropo satollo, al suo capolinea insieme a centinaia di persone, per poi essere nuovamente ingurgitati da una passerella di ferro e acciaio che avrebbe dato inizio ad un altro tipo di digestione: una digestione lenta, fatta di finte scelte e percorsi obbligati. Continua a leggere

That’s how it starts

Al momento della scrittura di questo post, questo blog esiste da un po’. Da più di qualche settimana. Diciamo anche un paio di mesi. È semplicemente stato vuoto per pigrizia, nonostante qualcuno continuasse ad insistere perché io lo aprissi. Ma il demone del “lo faccio dopo” si era impossessato di me e ho dovuto esorcizzarlo quando ho deciso che rispondere ai messaggi di amici e conoscenti, tramite tutti i social disponibili, su quale serie tv seguire o quale film guardare era diventato la quotidianità. Così ho deciso che era arrivato il momento di riempire questo spazio, in modo tale da avere tutto a portata di link per chiunque avesse voglia di leggerlo (dico a voi che mi stalkerate perché vi scriva in chat di WhatsApp un elenco delle serie tv che vale la pena vedere divise per genere). In sostanza: io ve lo scrivo, poi giudicate voi. In fondo si tratta solo di un piccolo angolo dove raccogliere pensieri random e opinioni non richieste su ciò che riguarda quel mondo là. È giusto un input per cercare di uscire dallo stallo telefilmico che incombe quando non si sa da che parte iniziare o non appena si finisce una serie: perché una volta che entri in quel tunnel è pressoché difficile uscirne. Ecco, magari questo blog non avrà un’importanza cruciale per lo spettatore ma può servire a dare una spinta di qualche natura. È un MacGuffin, appunto.

Un MacGuffin in sè non è alcun oggetto particolare (“guff” vuol dire non senso, stupidaggine) ma il MacGuffin è utile ad innescare delle trame particolari. Il MacGuffin non è altro che un espediente narrativo usato in alcuni film per dare dinamicità alla trama, catturando l’attenzione dello spettatore e catalizzandola verso lo svolgimento degli eventi. Un esempio che tutti possono facilmente comprendere è la valigetta di Marcellus Wallace in Pulp Fiction di Tarantino: tutti gli spettatori sanno che quella che valigetta è importante ma nessuno sa effettivamente in cosa consiste. Eppure è grazie a quel contenuto che l’azione va avanti. È quella valigetta ad attirare l’attenzione dello spettatore ogni qual volta appare e viene aperta. E quella valigetta altro non è che un MacGuffin. Un espediente narrativo che rende attivo lo spettatore e lo porta a porsi delle domande precise.

Pulp fiction

Tuttavia lo stesso MacGuffin può servire soltanto da innesco alla trama: in Psycho di Hitchcock la busta piena di soldi che viene rubata da Marion, all’inizio del film, è inquadrata continuamente, come se fosse il centro della storia. Eppure gli eventi prendono un corso differente e la busta sparisce dalla narrazione. Solo alla fine lo spettatore capisce che si tratta di un espediente narrativo.

Psycho Money Bag

Questi due esempi mi sono serviti per spiegare brevemente il titolo e la natura del blog che può essere sia la valigetta di Pulp Fiction, il centro dell’azione, il punto di riferimento nell’universo del cinema e delle serie tv; oppure, in maniera un po’ meno audace, la busta piena di soldi (in maniera figurata) di Psycho, un contenitore di spunti e recensioni e magari consigli che una volta fatto il loro dovere fanno sì che gli eventi prendano una piega differente. In entrambi i casi di parla sempre di quella cosa che ormai fa parte della nostra dieta quotidiana e che ha basso contenuto calorico: l’intrattenimento. Che non è una birra o una caramella, è qualcosa di più gustoso.

PS: il titolo di questo post non vuole essere una velleità linguistica. È solo che quando ho finito di scrivere il post la mia playlist di Spotify ha passato “All my friends” di LCD Soundsystem. That’s how it starts.