Deutschland 83, una spy story al tempo della guerra fredda in salsa pop

Fermi tutti! Forse abbiamo la risposta alla domanda da un milione di dollari posta da Raf a Sanremo ’89: “Cosa resterà di questi anni ’80?”. Ve lo dico io: abbastanza materiale per scrivere sceneggiature su spy story all’epoca della guerra fredda da qui fino a quando non capirete che state guardando la seria sbagliata (perché ognuno ha i propri scheletri nell’armadio). Oggi facciamo l’esempio di Deutschland 83, creata da Anna Winger e Joerg Winger e figlia di una co-produzione tra la rete televisiva tedesca RTL Television e Sundance TV (costola del Sundance Institute a cui è collegato il Sundance Film Festival dove c’è lo zampino di Robert Redford). Quando Deutschland 83 fece capolino nella programmazione americana era giugno 2015 e ancora nessuno aveva rilasciato i sottotitoli italiani quindi fui costretto ad aspettare settembre per guardarla. Ah, mo non ti fai il bello dicendo “io le serie americane me le guardo anche senza sottotitoli ché tanto capisco tutto lo stesso”. Di solito è così ma questo caso è diverso perché Deutschland 83 è una serie americana recitata completamente in tedesco. ZAN ZAN! E basta dire che  Deutschland 83 arriva su Sky Atlantic HD a partire dal 2 dicembre per scacciare via l’odore da “Il secondo tragico Fantozzi” (anche se lì il film era cecoslovacco con i sottotitoli in tedesco). Continua a leggere

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Serial, una serie da ascoltare

Video killed the radio star (?)

L’autunno scorso mi sono imbattuto in un articolo del magazine americano Slate in cui si parlava di Serialun podcast spin-off della trasmissione radiofonica This American Lifeche racconta un fatto di cronaca nera avvenuto nel 1999. La cosa che più mi ha incuriosito è che l’autore dell’articolo definiva Serial come qualcosa che non aveva mai visto o sentito prima. Decido così di scaricare il primo podcast:  un’ora dopo ero già rimasto sotto a questa storia (e se anche voi siete dei chilhavisters non potrete fare altrimenti). Continua a leggere

The Jinx è il miglior prodotto televisivo del 2015

Sembra che vi sia un fascino oscuro nell’assassinio, che la parola susciti un groviglio di emozioni sommerse e represse. Devo chiedermi, perché m’interessa l’assassinio? […] Una storia di assassinio, che si tratti di un romanzo o di un vero caso di omicidio riferito dai giornali, è un rebus con il quale si misura l’acutezza della mente.

Fritz Lang

Prima di imbattermi in questa miniserie-documentario in sei episodi, The Jinx, the life and deaths of Robert Durst, non avevo mai sentito parlare di Robert Durst (no, non è parente del frontman dei Limp Bizkit). Iniziai a guardare la serie in maniera ingenua e senza alcun tipo di idea sull’argomento che tratta. Settimana dopo settimana. Fin quando, al termine dell’ultimo episodio, mi ritrovai semplicemente ad esclamare qualcosa tipo “Che botta, cazzo! Cazzo, che botta!” come Mia Wallace dopo aver sniffato cocaina nel bagno del Jack Rabbit Slim’s. È stato in quel momento che mi azzardai a pensare che avevo appena finito di guardare la cosa migliore apparsa in tv nel 2015. La docu-serie, messa in piedi dal regista Andrew Jarecki e dal produttore Marc Smerling, è andata in onda tra febbraio e marzo sul canale americano HBO mentre verrà trasmessa in Italia, su SkyTg24, a partire dal 2 dicembre. Sta di fatto che otto mesi dopo continuo a pensare che The Jinx sia effettivamente il prodotto televisivo dell’anno: per come è nato; per l’accuratezza e la meticolosità nella ricostruzione dei fatti; per aver calibrato perfettamente il genere documentario e l’inchiesta giudiziaria; per aver messo a disposizione del racconto il vero protagonista della vicenda; perché i risvolti della storia sono clamorosi! Continua a leggere

“Heads Up”, l’episodio con cui The Walking Dead ha definitivamente “saltato lo squalo”

[CONTIENE SPOILER SULLA 6X07 DI THE WALKING DEAD]

Diciamo prima di tutto che questo post non era previsto perché stavo scrivendo di altra roba di gran lunga più interessante. Ma data la succosità della vicenda non ho potuto, né voluto esimermi, dall’esprimere del disappunto su uno degli show televisivi più famosi del momento: The Walking Dead.

Disclaimer: non mi annovero tra i cosiddetti haters della serie. Mi definirei più un critico feroce di uno show che reputavo gigantesco almeno fino alla terza stagione. Uno show che poi ha deciso di diventare sempre più truffa piuttosto che mantenere una solidità narrativa non guardando semplicemente agli ascolti. E allora perché la continui a guardare? gnè gnè! Perché il tempo libero è il mio e lo riempio con tutte le porcherie che voglio (paracit.) e perchè The Walking Dead resta comunque un monumento televisivo che ogni settimana continua ad essere sfregiato. Ok, sarò idealista ma lasciatevi dire, però, che il corso delle ultime stagioni di The Walking Dead non ha fatto altro che seguire una struttura sempre uguale, girando in tondo – non solo narrativamente ma anche geograficamente – e giocando semplicemente sul sesazionalismo delle premiere e sui cliffhanger di metà e finale di stagione. Il che va anche bene ma solo se non abortisci storyline potenzialmente interessantissime (vedi ad esempio i cannibali e Terminus) e non fai altro che “stupire” lo spettatore con subdoli espedienti narrativi, come ad esempio un flashback di due ore prima in bianco e nero che non fa nemmeno uno studente di cinema al primo anno. Vabbé, non ti piace l’evoluzione della storia. E sticazzi non ce li metti? No, non ce li metto perché con la puntata Heads Up (titolo italiano “Non lasciare che muoia“, che se sai un po’ di inglese ti rendi conto che la traduzione l’ha fatta Biscardi-dènghiu) The Walking Dead ha personalmente toccato il fondo un un “salto dello squalo” che mette in discussione il suo rapporto con l’audience di riferimento e il suo status di prodotto credibile.  Continua a leggere

Master of None, un’altra perla in casa Netflix

Come ben sapete Netflix è arrivato in Italia con il suo bel catalogo di robe on demand per determinare ancor di più la disgregazione sociale e contribuire ad abbassare il tasso di natalità nella nostra penisola. Tanto peggio. Finché c’è streaming, c’è speranza e per adesso sembra andar bene così. E mentre tutti stavano lì ad aspettare il rilascio della prima stagione di Jessica Jones (bave sulla tastiera, ndr), succede che la prima novità rilasciata da Netflix Italia è la comedy Master of None creata e interpretata dall’attore e sceneggiatore Aziz Ansari. Continua a leggere

#AllMyMovies, ovvero tu che guardi Shia LaBeouf che guarda i suoi film.

«Sotto sotto siamo tutti dei voyeur». È quello che dice Bettina a Ruth Fisher, in un episodio di “Six Feet Under”,  mentre spiano Arthur dalla balaustra delle scale. In quella battuta ho colto un riferimento ad  Alfred Hitchcock e al suo dialogo con Francois Truffaut a proposito de “La finestra sul cortile” raccolto nel libro di quest’ultimo Il cinema secondo Hitchcock. Ad un certo punto della discussione Hitchcock tira in ballo una recensione negativa del film, in cui si diceva che la pellicola era orribile perché c’era un tipo che guardava costantemente dalla finestra, replicando così: «Scommettiamo che nove persone su dieci, se vedono dall’altra parte del cortile una donna che si spoglia prima di andare a letto o semplicemente un uomo che mette in ordine la sua stanza, non riescono a trattenersi dal guardare? Potrebbero distogliere gli occhi dicendo “non mi riguarda”, potrebbero chiudere le loro persiane, e invece non lo fanno, staranno lì a guardare». Hitchcock aveva deciso di portare sul grande schermo il voyeurismo in toto preannunciando, in qualche modo, l’esigenza di fagocitare immagini anche prive di contenuti rilevanti in maniera compulsiva. L’importante è essere intrattenuti visivamente. L’esempio più lampante di questi tre giorni è il progetto di Shia LaBeouf chiamato #AllMyMovies, un’istallazione artistica creata in collaborazione con Luke Turner and Nastja Säde Rönkkö, in cui per tre giorni (dal 10 fino alle 4:55 pm del 13 novembre fuso orario di New York – le 23:00 italiane) l’attore e regista statunitense guarda ininterrottamente i suoi film in una sala dell’Angelika Film Center di Manhattan e contemporaneamente viene ripreso in soggettiva da una telecamera che trasmette in streaming la sua “performance”. (Qua trovate la diretta fino a quando sarà disponibile). Sì, avete ragione: Shia LaBeouf è uno scoppiato.  Continua a leggere

Ash Vs Evil Dead: Bruce Campbell è tornato ed è tutto di nuovo groovy!

BRUCE CAMPBELL (aka ASH WILLIAMS) È TORNATO!

C’ho pensato e ripensato a come iniziare questo post e tutto si riduceva ad un pippone su attori e relativi personaggi a cui resteranno per sempre legati e con i quali continueremo ad identificarli. E il modo migliore per annunciare il ritorno di Bruce Campbell nei panni di Ash Williams è quello di urlarlo e scriverlo in caps lock in pieno complottaro-style. Per chi non ha assolutamente familiarità con l’argomento (purtroppo vi biasimo) sto parlando dei film di Evil Dead di Sam Raimi (trilogia conosciuta da noi come “La Casa“, vi dice qualcosa?) che, dopo 23 anni dall’unico e solo ultimo capitolo*, trova una sua continuazione nella serie da 10 episodi di Ash vs. Evil Dead, in onda sul canale americano Starz.

*Se state pensando “Ma ci sono almeno altri 3 film de ‘La Casa’!” e quindi vi state trasformando in nazisti della cinematografia perché “Ho visto ‘La Casa’ 5 quindi hai scritto un’inesattezza”, fermatevi subito perché tutto ciò che viene dopo “L’Armata delle Tenebre”, oltre ad essere una poltiglia informe in cui si contano svariate produzioni diverse, non ha nulla a che vedere con la trilogia originaria di Sam Raimi nè, tanto meno, i film successivi sono collegati tra loro. Quindi deponete le armi e ripetete il mantra insieme a me: “Contano solo La Casa, La Casa 2 e L’Armata delle tenebre”. Bravi. così. In loop. Continua a leggere

Red Oaks, la sorpresa di Amazon dell’autunno 2015

Ottobre è sempre un mese denso per gli appassionati di serie tv al punto che stare dietro a tutte le nuove uscite può essere annoverato tra gli sport estremi. Aggiungete anche il fatto che l’autunno 2015 è stato scandito dall’hype generato dall’arrivo di Netflix in Italia, un evento che ha catalizzato su di sé l’attenzione di tutti. Proprio a causa di questa convulsione telefilmica molte volte si rischia di perdere qualche novità interessante, soprattutto se non proveniente da i grandi network americani tradizionali. Sto parlando di Red Oaks, una comedy coming-of-age in 10 episodi rilasciata interamente il 9 ottobre da Amazon Studios, creata da Joe Gangemi e Gregory Jacobs e prodotta dal regista Steven Soderbergh (vincitore della palma d’oro a Cannes con “Sesso, bugie e videotape” e regista della serie tv, The Knick). Continua a leggere