Red Oaks, la sorpresa di Amazon dell’autunno 2015

Ottobre è sempre un mese denso per gli appassionati di serie tv al punto che stare dietro a tutte le nuove uscite può essere annoverato tra gli sport estremi. Aggiungete anche il fatto che l’autunno 2015 è stato scandito dall’hype generato dall’arrivo di Netflix in Italia, un evento che ha catalizzato su di sé l’attenzione di tutti. Proprio a causa di questa convulsione telefilmica molte volte si rischia di perdere qualche novità interessante, soprattutto se non proveniente da i grandi network americani tradizionali. Sto parlando di Red Oaks, una comedy coming-of-age in 10 episodi rilasciata interamente il 9 ottobre da Amazon Studios, creata da Joe Gangemi e Gregory Jacobs e prodotta dal regista Steven Soderbergh (vincitore della palma d’oro a Cannes con “Sesso, bugie e videotape” e regista della serie tv, The Knick).Red-OaksRed Oaks è il nome di un Country Club del New Jersey per ricchi e boriosi americani dove David Mayers (interpretato da Craig Roberts), un giovane studente universitario che non ha ben chiaro cosa vuole fare della propria vita, lavora come assistente di un istruttore di tennis mentre prova a risolvere il conflitto tra la sua passione per il cinema francese e il volere del padre (Sam, interpretato da Richard Kind) che desidera per lui un futuro più solido come contabile. Il tutto accentuato dai genitori che gli confessano di non essersi mai amati e dal rapporto un po’ incerto con la fidanzata Karen (interpretata da Gage Golightly), istruttrice di aerobica nello stesso country club.Red OaksLeggendola in questi termini sembra di trovarsi davanti il solito teen-drama con protagonista lo sbarbatello-provincialotto-non-proprio-sfigatissimo-ma-senza-una-lira che ambisce a cose troppo più grandi di lui ma che alla fine dovrà accontentarsi del “te lo avevo detto” del padre. Fortunatamente questa sensazione di “già visto” sparisce subito dopo i primi minuti dell’episodio pilota non appena vengono introdotti gli altri personaggi che gravitano attorno al Country Club: il parcheggiatore/pusher Wheeler (Oliver Cooper), che ha mollato il college e che ha deciso di conquistare la biondissima Misty (Alexandra Turshen); Nash (Ennis Esmer), ex giocatore di tennis, capo e mentore a tratti vanaglorioso di David, che vuole godersi la vita al meglio ma che fa trapelare una punta di insoddisfazione per i traguardi non raggiunti come atleta; il cinico presidente del club, Getty (interpretato da Paul Reiser) che vuole primeggiare a tutti i costi per mantenere il suo status di maschio alfa del club, e la figlia Skye (Alexandra Socha) alla ricerca di nuovi stimoli per soddisfare la sua vena artistica e a cui praticamente non interessa affatto di appartenere ad una famiglia di ricconi.red-oaksÈ proprio in questo assembramento di personaggi, interpretati in maniera pregevole, che Red Oaks trova la sua validità perché garantisce una coralità dell’azione, fluida e piacevole con le varie storyline che si intrecciano perfettamente, sostenuta dal minutaggio che non supera in 30 minuti per episodio. Un aspetto in qualche modo figlio dell’idea originaria di Jacobs e Gangemi che avevano pensato a Red Oaks in termini di un indie movie successivamente adattato alla TV su suggerimento di Soderbergh, dal momento che la Tv permette un margine di manovra più ampio rispetto al cinema (e il suo The Knick lo sa bene). È così che temi apparentemente banali (l’incertezza del futuro, la crisi familiare) ritrovano una loro rielaborazione in termini di umorismo e spensieratezza tipicamente anni ’80 strizzando anche l’occhio alla commedia sexy e focalizzandosi sui personaggi piuttosto che accumulare riferimenti al periodo o fare della satira di costume propriamente detta.

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Red Oaks è un prodotto confezionato in maniera più che soddisfacente che fa riaffiorare una genuina nostalgia per gli anni ’80 grazie ai capelli cotonati, alle polo Fila con righe verticali, ai body sgambati ma soprattutto grazie ad una colonna sonora che trasuda sintetizzatori da tutti i pori e al tennis che ancor di più fomenta questa nostalgia per gli anni di Borg, Lendl e McEnroe. I personaggi sono genuini e spontanei e fanno presa sullo spettatore perché calzano a pennello agli attori che li interpretano ma soprattutto perché non sono surreali (non come il film nostrano Grand Hotel Excelsior, volendo fare un paragone per ambientazione). Sono personaggi che per quanto possano essere romanzati restano comunque ancorati alla realtà e ai problemi che ne derivano. Per questo motivo non è una serie che fa sbellicare dalle risate. Del resto non è una vera e propria sit-com. Ma non è neanche una serie che ti lascia l’amaro in bocca. Il suo lato umoristico e lievemente caricaturale risulta piacevole e non bislacco e soprattutto porta lo spettatore all’immedesimazione. Chiunque guardi Red Oaks lo fa da un punto di vista personale e privilegiato rispetto a quegli anni lì: il padre che dice a David di fare il contabile e lasciar stare il cinema acquisisce un significato molto forte se guardato in retrospettiva: dopotutto non ha tutti i torti a volere per il figlio un futuro stabile e al diavolo l’American Dream. Eppure non possiamo far a meno di empatizzare ugualmente con David a causa di quel corto circuito razionale che si innesca ogni qualvolta subiamo l’effetto malinconia per il passato, non solo storico ma personale. In sostanza, Red Oaks è un prodotto che vale la pena guardare perché è una istantanea dolce-amara di quegli anni lì ma, soprattutto, un racconto leggero di alcune problematiche che non hanno età.

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