The Jinx è il miglior prodotto televisivo del 2015

Sembra che vi sia un fascino oscuro nell’assassinio, che la parola susciti un groviglio di emozioni sommerse e represse. Devo chiedermi, perché m’interessa l’assassinio? […] Una storia di assassinio, che si tratti di un romanzo o di un vero caso di omicidio riferito dai giornali, è un rebus con il quale si misura l’acutezza della mente.

Fritz Lang

Prima di imbattermi in questa miniserie-documentario in sei episodi, The Jinx, the life and deaths of Robert Durst, non avevo mai sentito parlare di Robert Durst (no, non è parente del frontman dei Limp Bizkit). Iniziai a guardare la serie in maniera ingenua e senza alcun tipo di idea sull’argomento che tratta. Settimana dopo settimana. Fin quando, al termine dell’ultimo episodio, mi ritrovai semplicemente ad esclamare qualcosa tipo “Che botta, cazzo! Cazzo, che botta!” come Mia Wallace dopo aver sniffato cocaina nel bagno del Jack Rabbit Slim’s. È stato in quel momento che mi azzardai a pensare che avevo appena finito di guardare la cosa migliore apparsa in tv nel 2015. La docu-serie, messa in piedi dal regista Andrew Jarecki e dal produttore Marc Smerling, è andata in onda tra febbraio e marzo sul canale americano HBO mentre verrà trasmessa in Italia, su SkyTg24, a partire dal 2 dicembre. Sta di fatto che otto mesi dopo continuo a pensare che The Jinx sia effettivamente il prodotto televisivo dell’anno: per come è nato; per l’accuratezza e la meticolosità nella ricostruzione dei fatti; per aver calibrato perfettamente il genere documentario e l’inchiesta giudiziaria; per aver messo a disposizione del racconto il vero protagonista della vicenda; perché i risvolti della storia sono clamorosi!

the-jinx
fonte: HBO

Per chi come me ha poca familiarità con la cronaca americana, Robert Durst è un imprenditore statunitense appartenente ad una famiglia molto ricca di New York che ha macinato dollari nel settore immobiliare (appartengono ai Durst il nuovo World Trade Center e alcuni grattacieli a Time Sqaure, mica pizza e fichi!). Bob Durst balza agli onori della cronaca per la prima volta nel 1982 quando sua moglie, Kathleen McCormac Durst, scomparve misteriosamente nel nulla: di lei non si seppe più niente né fu ritrovato un cadavere. Per quella scomparsa Durst fu il primo sospettato ma non venne mai ufficialmente indagato. Da lì in poi la vita di Durst ha iniziato ad essere un’alternanza di luci ed ombre perché a lui vengono collegati altri due omicidi avvenuti nel 2000 e nel 2001. Non fu mai condannato.

La storia della misteriosa scomparsa di Kathleen McCormac Durst divenne ben presto uno dei cold case più importanti d’America tanto che nel 2006 gli stessi Jarecki e Smerling iniziarono a raccogliere materiale per farne un film. In quel periodo tentarono persino di contattare Durst attraverso il suo avvocato per avere un’intervista ma non furono accontentati. La pellicola, con Kirsten Dunst e Ryan Gosling dal titolo All Good Things, uscì comunque nel 2010: non ebbe molto successo né di pubblico né di critica (il sito Rotten Tomatoes lo classifica come marcio al 33%) ma ebbe il merito di attirare l’attenzione di qualcuno davvero molto particolare: Robert Durst in persona. Da allora Jarecki iniziò a mette in piedi quello che poi sarebbe diventato The Jinx.

the jinx jarecki
fonte: HBO

Per cinque anni Jarecki e il suo staff hanno lavorato alla costruzione di questa docu-serie intervistando Durst per un totale di 20 ore (successivamente scremate in fase di montaggio): il presunto serial killer questa volta è sotto i riflettori per sua volontà, perché voleva raccontare la sua versione dei fatti, perché lo aveva chiesto lui direttamente. Quello che ne esce fuori è il ritratto di una personalità ambigua perché, nonostante Durst sia a proprio agio all’interno di un contesto televisivo, non sai mai con certezza se è così spontaneo perché è preda dal suo narcisismo o perché vuole davvero riabilitare il suo nome; non riesci mai a distinguere nettamente cosa sia vero o cosa sia falso in quello che sta dicendo, se sta prendendo in giro il regista e lo spettatore oppure no. È intelligente o diabolico? Alla sensazione che sia lui il colpevole si intreccia la frustrazione per non avere effettivamente alcuna prova tangibile del suo coinvolgimento diretto nella scomparsa della moglie e nei due omicidi. Eppure c’era. Lo sai. Lo senti. E questo è frustrante tanto per lo spettatore quanto per il regista perché The Jinx è in grado di offrire quel senso di autenticità al punto che, nel contesto della narrazione, spettatore e regista risultano essere emotivamente la stessa persona. Entrambi subiscono la repulsione verso il crimine ma, allo stesso tempo, non possono fare a meno di essere affascinati da questa personalità. Lo stesso Jarecki ad un certo punto bisbiglia tra sé e sé qualcosa tipo “I liked that guy”, in un impeto di incredulità mista ad imbarazzo.

fonte: HBO
fonte: HBO

Tutto quello che avviene in The Jinx è reale perché non c’è un copione da seguire. Certo, l’ottimo montaggio ha un grande merito ma smorfie, tic, gocce di sudore, espressioni di rabbia, stupore, sono tutte frutto delle varie personalità che si alternano davanti alla telecamera e presentate allo spettatore senza alcun tipo di filtro. E nonostante Jarecki opti per una narrazione non lineare degli eventi (partendo dall’ultimo caso di omicidio nel quale viene implicato Durst – quello del 2001 – per poi andare ad occuparsi degli altri due) il background familiare, sociale e psicologico del rampollo di New York risulta essere ben inquadrato. Lo spazio di manovra di Jarecki, del resto, risulta amplificato proprio dal fatto di poter avere a disposizione direttamente Durst riuscendo a distaccarsi da un lavoro prettamente biografico senza rinunciare ad un impianto narrativo solido e personale. La verità è che The Jinx ha rivoluzionato lo storytelling al punto da condizionarne direttamente la realtà. È un altro livello di intrattenimento, qualcosa di televisivamente inedito e di portata enorme e se vi ho tediato con aspetti prettamente tecnici è perché parlare di The Jinx senza spoilerare qualcosina risulta un’impresa davvero difficile. Perciò se avete intenzione di guardare questa miniserie NON CERCATE assolutamente nulla su google perché altrimenti la visione ne risulta alterata. 

La bravura di Jarecki è stata quella di riuscire a mescolare sapientemente il genere documentaristico con il thriller senza indugiare troppo sul protagonista e lasciando allo spettatore margine di interpretazione degli eventi. Possiamo considerare The Jinx come la vera intervista con il vampiro! Mi viene da dire, prendete la prima stagione di True Detective e applicatelo alla realtà. Perché The Jinx è un lasciapassare verso una dimensione totalmente inedita per lo spettatore, quella del mondo di un presunto psicopatico, della sua logica distorta ma “affascinante” che ti tiene incollato allo schermo. Chissà cosa ne avrebbe detto Fritz Lang. Magari che vale la pena guardarlo.

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9 thoughts on “The Jinx è il miglior prodotto televisivo del 2015

  1. Quando ho letto Fritz Lang sono andato in brodo di giuggiole. Tra i suoi film ho visto e adorato:

    La donna del ritratto
    Dietro la porta chiusa
    Rancho Notorius
    L’alibi era perfetto

    Dietro la porta chiusa è il mio preferito. Lì vengono ribaltati i ruoli tipici del genere noir: invece di avere un uomo fessacchiotto che si innamora di una femme fatale, qui abbiamo una donna candida e ingenua che si innamora di un uomo pericoloso, con tutte le conseguenze del caso. Lo considero il miglior film noir di sempre.
    Fritz Lang si divertì a riscrivere le regole del genere noir anche in Rancho Notorius: lì decise di ambientare una trama da film noir nel selvaggio West, e affidò la parte della femme fatale a Marlene Dietrich. Per me, che amo sia i western che i film noir, Rancho Notorius fu una delizia dall’ inizio alla fine.
    Un altro ottimo esempio di noir in salsa western è Le furie: se ti è sfuggito, devi assolutamente vederlo.
    Tra i film noir non di Fritz Lang ho adorato in particolare Lo specchio scuro. Sì, ce ne sono molti altri degni di nota (quelli di Orson Welles, ad esempio), ma dovessi salvarne solo uno da una casa in fiamme sceglierei senza dubbio Lo specchio scuro.
    Tornando alle serie tv, a me ha fatto impazzire questa: https://wwayne.wordpress.com/2014/04/27/nuove-frontiere/. L’hai vista?

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    1. Beh, con Fritz Lang si va sempre sul sicuro! Ci sono un paio di titoli che hai citato e che devo recuperare (Le furie e Rancho Notorius tra gli altri). Per quanto riguarda Longmire non l’ho guardata tutta perché all’epoca la accantonai per mancanza di tempo. Ma è lì, in coda in attesa di essere vista tutta magari a ridosso dell’inizio della quinta stagione (probabilmente l’anno prossimo su Netflix).

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