Serial, una serie da ascoltare

Video killed the radio star (?)

L’autunno scorso mi sono imbattuto in un articolo del magazine americano Slate in cui si parlava di Serialun podcast spin-off della trasmissione radiofonica This American Lifeche racconta un fatto di cronaca nera avvenuto nel 1999. La cosa che più mi ha incuriosito è che l’autore dell’articolo definiva Serial come qualcosa che non aveva mai visto o sentito prima. Decido così di scaricare il primo podcast:  un’ora dopo ero già rimasto sotto a questa storia (e se anche voi siete dei chilhavisters non potrete fare altrimenti).

fonte: Mashable
fonte: Mashable

Serial racconta una storia vera, quella dell’omicidio della diciannovenne Hae Min Lee avvenuto a Baltimora nel 1999 e per cui l’ex fidanzato, Adnan Syed, venne condannato all’ergastolo. Nonostante Adnan si sia sempre professato innocente, non è mai riuscito a fornire un alibi sufficiente a dimostrarlo. Solo quindici anni dopo, la conduttrice radiofonica di This American Life, Sara Koenig, inizia ad occuparsi della vicenda perché le fanno notare che l’avvocato difensore di Adnan era lo stesso di cui Sarah aveva scritto sul Baltimore Sun a proposito di un caso di negligenza. Sara Koenig decide quindi di ripercorrere tutta la vicenda sin dall’inizio per trovare o meno l’oltre ogni ragionevole dubbio che dovrebbe evitare la condanna.

Partendo dall’interrogativo sull’alibi di Adnan, Sara Koenig percorre le varie tappe del caso mettendo in discussione qualsiasi elemento possa essere utile alla vicenda. E non lo fa nemmeno con il presupposto che Adnan sia innocente a prescindere: semplicemente mette in dubbio il modo con cui è stata condotta la difesa dell’allora diciannovenne. Per questo motivo Serial non è la solita storia raccontata da un narratore onnisciente perché che Sarah Koenig non sa dove andrà a parare e proprio per questo si inserisce nella vicenda scardinandone le logiche con la quale la storia era stata trattata in precedenza. In ognuno dei dodici episodi c’è la cronaca degli eventi ma anche la necessità di trovare la quadratura del cerchio su una vicenda avvenuta 15 anni prima. Una cosa decisamente non semplice perché se vi chiedessi, ora, dove vi trovavate la sera del 13 gennaio 1999 non credo mi sappiate rispondere tutti in maniera soddisfacente.

In Serial c’è un realismo che va oltre se stesso perché non si preoccupa solo di rappresentare ma di sviscerare la realtà stessa. C’è il punto di vista del narratore e il punto di vista dello spettatore. Ma c’è soprattutto il punto di vista delle persone coinvolte nella vicenda, Adnan in testa. Non ci sono personaggi inseriti in un contesto edulcorato. Non ci sono delle ricostruzioni fatte con attori per far sì che la storia aderisca il più possibile alla realtà. Perché Serial è la realtà. È il corrispettivo radiofonico di The JinxTutta la ricostruzione della vicenda passa attraverso interviste, telefonate, registrazioni originali delle testimonianze al processo, tutti elementi che, nonostante manchino di un ancoraggio visivo hanno comunque la potenza e la capacità di evocare immagini e di farti immergere nella vicenda diventando “osservatore” privilegiato. L’ascoltatore ha la sensazione di far parte di un racconto non attraverso dinamiche sensazionalistiche o basate sull’empatia verso la vittima ma potendo inserirsi all’interno della catena deduttiva (magari costruendosi il proprio “muro delle prove”). Il racconto è così lineare e preciso che ognuno di noi ha la possibilità di immaginare la cabina telefonica fuori dal negozio o di essere al Leakin Park di Baltimora, senza essere “viziati” dal mezzo televisivo. Siamo al livello in cui l‘intrattenimento è in grado di intervenire direttamente su fatti reali senza passare per il filtro della messa in scena (ma la tv priva di idee è dietro l’angolo pronta a fagocitare qualsiasi cosa possa digerire e perciò presto ne verrà fuori un serie televisiva) e muovendosi perfettamente su un confine diventato molto labile, quello tra realtà e “finzione” (il tutto accompagnato da una colonna sonora, creata da Mark H Philip, che calza a pennello).

È intrattenimento in funzione della realtà, della capacità di modificarla direttamente nonostante questo non sia il suo intento primario. E prova ne è il fatto che Serial ha effettivamente messo in moto dei meccanismi inediti nei confronti dell’audience: innanzitutto è stato il podcast che più velocemente ha raggiunto i 5 milioni di download su iTunes e con una media di circa 8 milioni di ascoltatori a puntata (Michael Godsey, un professore di inglese in un liceo americano, ha addirittura preferito usare Serial come materiale di studio preferendolo all’Amleto di Shakespeare); è nato un podcast parallelo a Serial che tratta la stessa vicenda ma da un punto di vista prettamente giudiziario (tipo “Un giorno in pretura”) chiamato Undisclosed; inoltre i risvolti della vicenda sono, come in The Jinx, abbastanza clamorosi. Per questi vi rimando alle discussioni di Slate e di Reddit che hanno seguito la vicenda in maniera dettagliata. Ma non prima di aver ascoltato tutti i podcast che sono disponibili su pc (dal sito di Serial, dove trovate anche documenti relativi al caso), su dispositivi mobili Apple (iscrivendosi al podcast tramite l’App Podcast) e Android (tramite Stitcher).

fonte: Serial
fonte: Serial

Veniamo, infine, a quello che è il “problema” maggiore di Serial: è un podcast di una trasmissione radiofonica americana quindi è in inglese perciò l’ascolto può risultare difficile per chi non ha familiarità con la lingua. Però non drammatizziamo subito: il problema può essere arginato seguendo le trascrizioni dei podcast (li trovate cliccando qui). Quindi se avete paura di perdere qualche dettaglio mentre state lavando i piatti o facendo jogging (è un’ottima alternativa alle playlist musicali) potete sempre cogliere l’occasione per migliorare la lingua ascoltando una storia davvero intrigante che in molti hanno paragonato a racconti in stile House of Cards e True Detective. E a breve dovrebbe iniziare la nuova stagione, con un nuovo caso.

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