Deutschland 83, una spy story al tempo della guerra fredda in salsa pop

Fermi tutti! Forse abbiamo la risposta alla domanda da un milione di dollari posta da Raf a Sanremo ’89: “Cosa resterà di questi anni ’80?”. Ve lo dico io: abbastanza materiale per scrivere sceneggiature su spy story all’epoca della guerra fredda da qui fino a quando non capirete che state guardando la seria sbagliata (perché ognuno ha i propri scheletri nell’armadio). Oggi facciamo l’esempio di Deutschland 83, creata da Anna Winger e Joerg Winger e figlia di una co-produzione tra la rete televisiva tedesca RTL Television e Sundance TV (costola del Sundance Institute a cui è collegato il Sundance Film Festival dove c’è lo zampino di Robert Redford). Quando Deutschland 83 fece capolino nella programmazione americana era giugno 2015 e ancora nessuno aveva rilasciato i sottotitoli italiani quindi fui costretto ad aspettare settembre per guardarla. Ah, mo non ti fai il bello dicendo “io le serie americane me le guardo anche senza sottotitoli ché tanto capisco tutto lo stesso”. Di solito è così ma questo caso è diverso perché Deutschland 83 è una serie americana recitata completamente in tedesco. ZAN ZAN! E basta dire che  Deutschland 83 arriva su Sky Atlantic HD a partire dal 2 dicembre per scacciare via l’odore da “Il secondo tragico Fantozzi” (anche se lì il film era cecoslovacco con i sottotitoli in tedesco).

deutschland 83

Siamo nel periodo della guerra fredda e la minaccia di un conflitto nucleare tra le due superpotenze mondiali è più che mai viva. L’agente della Stasi Lenore Rauch (Maria Schrader), consapevole dell’escalation imminente, decide di addestrare all’ultimo minuto una spia da inviare al di là del muro che carpisca informazioni sul piano nucleare americano. Ma deve essere qualcuno facilmente manipolabile e di cui si fida: e chi meglio di suo nipote Martin Rauch (Jonas Nay), un giovane militare della DDR la cui madre necessita di cure mediche “occidentali”? Martin si ritrova, così, catapultato improvvisamente nella Germania Ovest a svolgere un incarico per il quale è stato addestrato in maniera frettolosa.

La neo-spia della Stasi si mostra sin da subito goffa e costretta all’improvvisazione dal momento che non ha ricevuto l’addestramento adeguato. E come se non bastasse deve destreggiarsi in una cultura, quella capitalistica, di cui aveva solo sentito parlare attraverso i mezzi della propaganda sovietica. Un mondo in cui il vero lusso è quello per cui nessuno bada a te, fatto di brand sulle magliette, supermercati, hamburger, walkman. Tutto a confermare l’idea per cui governi occidentali volessero i propri cittadini grassi, pigri e soddisfatti mentre, in sottofondo, Ronald Reagan faceva i discorsi sul grande male trasmessi da radio e tv dell’Ovest. Una realtà che Martin a tratti trova piacevole perché lo inebria con il sapore della novità ma dalla quale deve/vuole rifuggire perché il suo incarico è un altro.

Nonostante la struttura degli episodi non sia innovativa al massimo (qualche imperfezione che si declina in alcuni risvolti prevedibili c’è e si nota), Deutschland 83 riesce comunque a dosare azione e tensione in maniera soddisfacente lasciando spazio ad un intreccio di spy story e dramma familiare che non snatura completamente l’idea originale della serie. Del resto il muro di Berlino non era solo un confine geografico e politico, era anche un confine che ha separato relazioni e affetti. Certo, non siamo ai livelli di introspezione offerta da The Americans (serie americana che racconta la storia di una coppia di spie sovietiche negli Stati Uniti e di cui spero di parlarvi presto) e del resto in otto episodi non so fino a che punto si riesca ad offrire un ritratto profondo dei personaggi. Ma Deutschland 83 è capace di una freschezza inedita per il genere perché ha un protagonista che non è James Bond ma nemmeno Austin Powers, in grado di rappresentare bene lo spaesamento derivato dall’essere immerso improvvisamente in un contesto del tutto inedito e di restituire allo spettatore un’atmosfera retrò resa perfetta da un’ottima fotografia e da una colonna sonora azzeccatissima (assemblata da Reinhold Heil, produttore di 99 Luftballons di Nena).

Deutschland 83 non è una serie perfetta ma riesce a raccontare bene in maniera non troppo “seria” il periodo della guerra fredda, soprattutto a coloro i quali erano troppo piccoli per capire cos’era il muro di Berlino o per chi è nato dopo la sua caduta. È una spy story diversa dalle altre perché calibra e dosa molto bene humor e dramma. È una serie pop in cui ad una storia inventata corrisponde una l’accuratezza storica e sociale restituita grazie ad ambientazioni, musiche e all’esperienza diretta di Joerg Winger che ha svolto il servizio militare come segnalatore radio nella Germania Ovest durante la guerra fredda. Deutschland 83 ha fatto parlare di sé all’ultima Berlinale e al Roma Fiction Fest 2015 dove ha vinto il premio speciale della giuria. Se magari con il doppiaggio italiano il rischio è quello di perdere il carattere austero dettato dalla lingua tedesca, Deutschland 83 è in grado comunque di mantenere una sua identità ben precisa e ha anche il pregio di intrattenere bene.

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