Le migliori e le peggiori serie tv del 2015

Questo listone dei buoni e cattivi seriali del 2015 doveva uscire subito dopo Natale ma, purtroppo, ho fatto male i conti con il demone del cibo che alberga nelle case terrone durante il periodo di Natale che ti impedisce di compiere qualsiasi altra azione al di fuori del mangiare (That’s Terronia, baby!). Perciò dopo il lungo coma post-prandiale delle cene natalizie vediamo di fare un riassunto seriale del 2015 delle cose nuove belle, delle cose vecchie da portare nell’anno nuovo e di quelle da buttare dal balcone del palazzo più alto che avete in città. Sì, ci sono un po’ di serie Netflix e di HBO. E sì, mancano un paio di titoloni ma ho  dovuto mantenermi stretto e poi non stanno né nei buoni né nei cattivi. Continua a leggere

Making a Murderer: anche Netflix entra nel mondo del true-crime

Negli episodi precedenti vi avevo parlato di due prodotti seriali di notevole rilevanza sopratutto perché hanno e continuano ad avere delle conseguenze tangibili e reali. Da un lato c’è Serial, podacast radiofonico condotto da Sarah Koenig che, dopo il caso di Adnan Syed, è tornata con una nuova stagione ad occuparsi di un nuovo caso, quello del militare americano Bowe Bergdahl. Dall’altro c’è The Jinx, la docu-serie di Andrew Jarecki che racconta la storia di Robert Durst e del suo coinvolgimento in tre casi di omicidio tra gli anni ’80 e primi anni del 2000. Nonostante la differenza dei media utilizzati entrambe le serie hanno iniziato a ri-settare le coordinate del genere cosiddetto true-crime, in cui c’è un narratore/regista/autore che esamina un caso di cronaca reale e ne racconta le varie sfaccettature. Ed è in questo contesto che si colloca anche Making a Murderer, la docu-serie in 10 episodi di Netflix che racconta la storia di Steven Avery, un uomo che ha scontato 18 anni di carcere per uno stupro che non ha mai commesso e che attualmente è detenuto con l’accusa di aver ucciso una giovane donna, Teresa Halbach.
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Jane the Virgin, la dramedy che fa il verso alla telenovela

Qua ci stiamo dando troppo alle cose impegnate e drammatiche. Bisogna dare un po’ di colore a questo blog che ormai sta parlando solo di cose che raccontano angoscia, malinconia e delitti. Quindi ho dato un’occhiata al calendario e ho visto che tra i regali di Natale di Netflix c’è prima stagione di Jane the Virgin, la comedy dell’emittente americana CW adattamento della telenovela venezuelana Juana la Virgen.

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fonte: CW

A scanso di equivoci diciamo subito che Jane the Virgin NON è una telenovela. Ripeto: NON è una telenovela. Cioè ha la forma e la costruzione di una soap opera ma al tempo stesso ne è la parodia. È insomma una di quelle cose leggere ad alto tasso di intrattenimento ben fatte e che non perde vigore nel corso dei 22 episodi. Continua a leggere

Star Wars – Il risveglio della Forza (o del copia/incolla)

[Post a caldo con un solo spoiler ma che spoiler non è perché sta nelle prime scene]

Star Wars – Il Risveglio della Forza è uscito in Italia il 16 dicembre. Io sono andato a vederlo quasi una settimana dopo perché ho voluto testare la mia abilità di dribbling verso gli spoiler ma soprattutto perché non mi andava di assistere ad applausi a scena aperta sul primo fotogramma, nemmeno fossimo appena atterrati con un volo RyanAir. Tuttavia in una sala piena non è mancato chi, pur di portare una prova fisica della visione, ha iniziato a scattare una serie di foto non appena è partito l’opening crawl. Per fortuna è durato poco e comunque a me il biglietto del cinema è rimasto, non so alla fotografa dietro di me. Comunque, Episodio VII: com’è? Mediocre. Abrams ha fatto il compitino e lo ha svolto senza apportare modifiche strutturalmente consistenti al soggetto e alla sceneggiatura perché gli è bastato fare un collage di scene degli episodi IV e V. Intendiamoci, Il Risveglio della Forza non è un brutto film, è solo un tantino deludente se hai presente gli episodi precedenti. Continua a leggere

Che fine ha fatto Kevin McCallister? È il protagonista del primo epsodio di :DRYVRS

Venticinque anni fa usciva un capolavoro. Un film cult in grado di segnare a vita due intere generazioni con i suoi dialoghi e le sue diavolerie. Sto parlando di Home Alone più conosciuto da noi con il titolo di “Mamma, ho perso l’aereo“. Le disavventure natalizie di colui che i francesi chiamano les incompétents, Kevin McCallister (Macaulay Culkin), sono ancora vive al punto che Home Alone è ancora tra i palinsesti natalizi delle reti televisive. E nessuno si era mai chiesto cosa ne fosse stato del biondino che mangiava schifezze e guardava film da grandi. Venticinque anni dopo lo scopriamo grazie ad una web serie, :DRYVRS, scritta e creata dal musicista e attore musicale Jack Dishel. 
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Transparent, l’acclamatissima serie di Amazon con un fantastico Jeffrey Tambor

Sappi, prima di tutto, chi sei;  poi adornati di conseguenza.

Nella prima stagione di Transparent ci sono due scene con le quali è possibile riassumere perfettamente il percorso di questa serie tv di Amazon. Siamo nel quarto episodio (10 in totale). C’è il personaggio principale che esce sul balcone del suo appartamento e inizia ad urlare contro i vicini che stanno dando una festa. Inutilmente, però. Perché la loro euforia è tanta mentre i decibel altissimi contribuiscono a far sì che la sua frustrazione raggiunga un nuovo apice. “Sapete che ci sono altre persone in questo mondo?” dice sbattendo un sandalo contro un muro. “Non esistete solo voi!”. Il nostro personaggio principale grida verso di loro ma è un urlo che parte da qualcosa di più profondo. Il nostro personaggio è un lui che vuole essere una lei cosa che le è appena stato costata un’aggressione verbale in un bagno pubblico di un centro commerciale. Continua a leggere

A Very Murray Christmas, lo speciale natalizio di Netflix con Bill Murray

Ho sempre pensato che fossero solo due modi per approcciarsi al Natale. Il primo: che palle il Natale! È tutta una messa in scena che porta solo stress, nervosismo e spese inutili! Il secondo: evviva il Natale! I regali, l’albero, i dolci! Ma poi ho visto lo speciale natalizio di Netflix, A Very Murray Christmas, e ho capito che esiste anche un terzo modo di approcciarsi al Natale: il metodo Bill Murray. Quello dell’osservatore distante che, nonostante faccia uso smodato di ironia, sa che in fondo in fondo esistono dei sentimenti genuini che animano il Natale.  Continua a leggere

The Last Panthers: una Gomorra europea che non ce la fa

Vi parlo chiaro: ho intercettato The Last Panthers solo ed esclusivamente grazie ad un post di David Bowie su Facebook  in cui il duca bianco annunciava di aver scritto l’opening di questa miniserie co-prodotta da Sky UK e dalla rete francese Canal+. In realtà poi volevo anche provare a scrivere di The Last Panthers senza tirare in causa David Bowie ma mi sono reso conto che sarebbe stato impossibile non citarlo soprattutto perchè “BlackStar“, la canzone della sigla (fa proprio anni ’90 dire così), è una delle poche cose buone di questa miniserie in 6 episodi attualmente in onda su Sky Atlantic HD. Sì, lo so, è iniziata il 12 novembre ma ne scrivo ora perché mi sono dovuto riprendere dal sanguinamento delle orecchie provocatomi dal doppiaggio italiano (sospendete le imprecazioni per quando vi farò questa polemica in maniera più argomentata in un altro post perché altrimenti adesso divago troppo).

Siamo a Marsiglia, Francia. Milan (Goran Bogdan) è a capo di una banda di rapinatori che svaligiano una gioielleria di lusso eseguendo un colpo da manuale: il bottino consiste in diamanti per un valore di 15 milioni di euro e già che ci siamo anche in un orologio di un certo livello. La rapina riesce alla perfezione ma nella fuga uno dei malviventi viene ferito mentre un altro, preso dal panico, decide di sparare a caso verso i poliziotti uccidendo una bambina. Da quel momento il bottino diventerà difficile da piazzare mentre le indagini seguiranno due filoni: quello dell’omicidio, seguito dal giovane detective francese Khalil (Tahar Rahim) e quello del recupero dei diamanti da parte di Naomi (Samantha Morton), ex operatrice di pace dell’ONU a Belgrado che adesso lavora per una compagnia di assicurazione capeggiata da Tom (John Hurt). Continua a leggere