A Very Murray Christmas, lo speciale natalizio di Netflix con Bill Murray

Ho sempre pensato che fossero solo due modi per approcciarsi al Natale. Il primo: che palle il Natale! È tutta una messa in scena che porta solo stress, nervosismo e spese inutili! Il secondo: evviva il Natale! I regali, l’albero, i dolci! Ma poi ho visto lo speciale natalizio di Netflix, A Very Murray Christmas, e ho capito che esiste anche un terzo modo di approcciarsi al Natale: il metodo Bill Murray. Quello dell’osservatore distante che, nonostante faccia uso smodato di ironia, sa che in fondo in fondo esistono dei sentimenti genuini che animano il Natale. 

A Very Murray christmas

A Very Murray Christmas è un film/commedia/musical/karaoke, disponibile su Netflix dal 4 dicembre, scritto da Bill Murray insieme a due sue vecchie conoscenze cinematografiche: Mitch Glazer, sceneggiatore di Scrooged (S.O.S. Fantasmi) e Rock The Kasbah; e la regista Sofia Coppola, balzata agli onori della critica cinematografica nel 2003 proprio grazie ad un film con Bill Murray protagonista, Lost in Translation. Dodici anni dopo la Coppola dirige di nuovo Murray, questa volta nel ruolo di se stesso, in procinto di condurre il tradizionale show natalizio americano. Succede, però, che una tempesta di neve sta rendendo impraticabile New York, causando la chiusura degli aeroporti e della metropolitana. Murray così diventa riluttante nel mandare in onda lo show perché stretto nella morsa di dover fare ad ogni costo lo spettacolo, perché pressato dai suoi produttori (interpretati da Amy Poehler, Julie White), e dalla consapevolezza di essere parte di qualcosa di artificiale, per giunta senza ospiti d’onore (Paul McCartney e il Papa, tra gli altri). E a nulla serve protestare dicendo “È un’illusione!” che subito i producer risponderanno “Noi intessiamo i sogni, noi creiamo la magia”. Lo show non può essere cancellato e quindi deve andare avanti. Chris Rock ci mette una pezza ma l’inevitabile è dietro l’angolo. Ma, di nuovo, non c’è problema: bastano un pianoforte, Paul Shaffer (pianista storico del Letterman Show) e qualche shottino per rendere la serata comunque magica.

bill murray phoenix

Bill Murray sveste così i panni del burbero Scrooge, pessimista e sfiduciato, per vestire quello dell’eroe del Natale creando un clima di festa più autentico di quello prospettato dalla tv. Una festa a cui prendono parte le persone più disparate, dai camerieri del’albergo ad una coppia di sposi lì lì per annullare il matrimonio. Tutto procede tra canzoni e divertimento e non importa se la maggior parte degli ospiti sono stonati: non è necessaria la performance, è necessaria la partecipazione. Murray, insieme a Jason Schwartzman, Rashida Jones, Jenny Lewis, David Johansen, Chris Rock e Maya Rudolp, diventano una sorta di Band Aid della televisione dando sfogo al sentimento genuino del Natale, quello che ti porta alla condivisione e alla giovialità, invitando a buttarti alle spalle la tristezza e ad andare avanti. So, Why the sadness? You got to move on, come canta Bill in duetto con i Phoenix nella cover della canzone dei Beach Boys Alone on a Christmas Day. Perché a Natale tutto può succedere. E basta anche un bicchiere di troppo a rendere l’atmosfera ancora più magica con un finale puramente televisivo in cui Miley Cyrus e George Clooney la fanno da padrone.

A very murray christmas

A Very Murray Christmas probabilmente non diventerà un cult natalizio ma ha il pregio di catapultarti in quell’atmosfera in maniera dolce e piacevole, grazie ad un repertorio di canzoni natalizie che spazia dal classico al più moderno. È un prodotto un po’ atipico rispetto al tipo palinsesto natalizio a cui siamo abituati ma è scritto e girato con intelligenza e ironia: allo spettro del melenso, tipico da spot del panettone, fa da contraltare un’ironia sottile che non scade mai nel sarcasmo ma che è necessaria perché è l’unico l’ancoraggio alla realtà, diventando l’impedimento a non cadere nel patetico e nell’illusione. Ecco, è questa la terza via di A Very Murray Christmas: utilizzare in maniera intelligente l’ironia su un tema come il Natale riuscendo a collocarsi esattamente in mezzo a “A Christmas Carol” e a “Babbo bastardo, perché Bill Murray sa essere allo stesso tempo ruvido e bonario. Un po’ come a dire divertitevi, ma responsabilmente. Perché attorno al Natale c’è sempre così tanta aspettativa, un po’ come nello show natalizio che nel film va a rotoli, che poi si finisce anche per odiarlo se queste non vengono rispettate. E anche se le cose vanno nel verso giusto c’è sempre lo spettro della malinconia che sta subito dietro l’angolo pronta a divorarvi non appena ti rendi conto che il pranzo di Santo Stefano è alle porte. Quindi, di nuovo: why the sadness?

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