Transparent, l’acclamatissima serie di Amazon con un fantastico Jeffrey Tambor

Sappi, prima di tutto, chi sei;  poi adornati di conseguenza.

Nella prima stagione di Transparent ci sono due scene con le quali è possibile riassumere perfettamente il percorso di questa serie tv di Amazon. Siamo nel quarto episodio (10 in totale). C’è il personaggio principale che esce sul balcone del suo appartamento e inizia ad urlare contro i vicini che stanno dando una festa. Inutilmente, però. Perché la loro euforia è tanta mentre i decibel altissimi contribuiscono a far sì che la sua frustrazione raggiunga un nuovo apice. “Sapete che ci sono altre persone in questo mondo?” dice sbattendo un sandalo contro un muro. “Non esistete solo voi!”. Il nostro personaggio principale grida verso di loro ma è un urlo che parte da qualcosa di più profondo. Il nostro personaggio è un lui che vuole essere una lei cosa che le è appena stato costata un’aggressione verbale in un bagno pubblico di un centro commerciale.

transparent

Morton Pfefferman (interpretato da un grandissimo Jeffrey Tambor) è, infatti, un ex professore di scienze politiche, divorziato e con tre figli adulti, che decide di fare coming out e di accettare in pieno la sua natura transgender. A Mort piace vestire i panni di Maura. Anzi, Mort vuole essere Maura: vuole avere i capelli lunghi, truccarsi, indossare abiti femminili. E vuole farlo alla luce del sole, non nascondendosi come è sempre stato costretto a fare negli anni precedenti. È così che Transparent inizia a raccontare un percorso di cambiamento che riguarda Mort/Maura ma che investe tutta la sua famiglia: Sarah (Amy Landecker) che vive in un matrimonio che non la rende felice, Josh (Jay Duplass) che passa da una relazione ad un’altra e Ali (Gaby Hoffman) che non sa cosa fare della sua e vive in uno stato di perenne confusione e indecisione. Sarà la notizia del coming out del padre a innescare in loro diversi tipi di reazione che li porta ad approfondire aspetti della personalità che erano sopiti da tempo, mettendo in discussione l’identità di genere canonicamente intesa. Perché cambia l’assetto familiare dei personaggi, cambia il loro approccio emotivo nei confronti delle relazioni che vivono. E tutto parte dal fatto che Maura, da sempre, ha vissuto nel corpo di Morton, incastrata in una serie di convenzioni sociali che portano a vedere l’essere transgender come una perversione sessuale. Ed è per questo motivo che Morton è sempre stato costretto a mostrare la sua vera natura in contesti protetti e contestualizzati. Ma, soprattutto , a cambiare è il modo di considerare se stessi. Mentre Mort/Maura si trasforma esternamente, i suoi figli iniziano un percorso di trasformazione interna che li porta a confrontarsi, finalmente, con le loro scelte, le loro insicurezze.

Transparent riesce cogliere molto bene questo aspetto qui, trattando il tema del cambiamento non come qualcosa di negativo o di artificiale ma come qualcosa di necessario all’espressione della propria persona: Maura non è la maschera di Morton. È Morton ad essere stata la maschera di Maura. “My all life I’ve been dressing up like a man”  (per tutta la mia vita mi sono [tra]vestito/a da uomo) è quello che Maura dice alla figlia Sarah per spiegarle cosa sta succedendo. Perchè per Morton è sempre stato normale essere Maura. Semplicemente non ha mai potuto esternarlo pubblicamente perché non sarebbe stato accettato come Maura. La “normalità” in cui Morton/Maura viveva prima era semplicemente uno stato di rassegnazione nel non poter manifestare la sua complessità. L’incapacità logica nel fare i conti con qualcosa che è diverso da noi e perciò non possibile di esistenza. Qualcosa che richiede uno sforzo intellettuale grosso per cercare una categoria ad hoc in cui collocare tutto ciò (come se fosse necessaria una categoria per classificare una persona), quando sarebbe bastata solo un po’ di comprensione emotiva. Ed è da qui che nasce la frustrazione di Maura nella scena del balcone: nell’impossibilità di essere accettata come persona prima di tutto, a prescindere dal vestito che ha indosso. La potenza di Transparent sta proprio nello sbatterti in faccia un’ipocrisia, non latente, che tutti in qualche modo coltiviamo e con la quale non riusciamo a fare i conti, sottolineando che esistono delle “variazioni” alle quali uno non deve necessariamente aderire ma delle quali deve avere considerazione. E l’abilità di Jill Solloway (che ha scritto l’intera serie, diretto 7 episodi e per la cronaca ha lavorato dalle parti di prodotti sottovalutati come United States of Tara e capolavori come Six Feet Under) sta proprio nel trattare il tema del cambiamento con una naturalezza e una sensibilità disarmanti che derivano da una sua esperienza personale: anche il padre della Solloway, come Morton Pfefferman, svelò alla famiglia di essere transgender. Perciò non ci sono fronzoli e dialoghi messi lì per fare minutaggio (ogni episodio è di 30 minuti). Certo, ci sono l’ironia e l’umorismo a controbilanciare la natura drammatica della serie. Ma fa tutto parte di una scrittura ben precisa in cui bastano due scene con delle semplici espressioni facciali e delle movenze a tracciare il solco della narrazione.

fonte: Facebook
fonte: Facebook

C’è una forte componente non verbale in Transaparent che mette in evidenza le reazioni dei personaggi meglio di qualsiasi altro dialogo. C’è un’espressività negli occhi e nelle movenze di Jeffrey Tambor e di Gaby Hoffman che rende tutto così autentico, così semplice. Nella rigidità di Josh c’è la riluttanza ad accettare il cambiamento ma il desiderio di voler comunque farne parte. C’è l’incertezza che emana Sarah nel voler cambiare la sua vita ma sa che potrà farlo solo in una successione di prove ed errori. E poi c’è la maturità, enorme, di Shelly Pfefferman, l’ex moglie di Morton (interpretata da Judith Light). I personaggi di Transparent alla fine hanno tutti una caratteristica: non guardano dall’altra parte o accettano con superficialità il coming out del padre, anche se quella sarebbe la via più semplice. Decidono di affrontarlo, di conviverci, di far parte della “soluzione”. Perché la famiglia non si può evitare (Family is unavoidable, come recita una tag-line del trailer) e c’è la stanchezza da parte di tutti derivata dal desiderio di voler abbandonare determinate maschere sociali senza pretendere, però, di dare risposte universali. È la voglia e la necessità riuscire ad essere e basta. Ed è quello che risponde il rabbino Raquel (Kathryn Hahn) quando Ali chiede il perché stessero coprendo degli specchi durante un servizio funebre (la seconda scena di cui sopra). Si tratta di un’usanza ebraica e ci sono delle spiegazioni religiose che potete cercare con Google. Ma Raquel dice ad Ali anche altro. Le dice che coprire gli specchi vuol dire “liberarsi della vanità, dalla consapevolezza di essere visti”. Lo specchio è un mezzo attraverso il quale stabiliamo un’identità. E coprirlo, in questo contesto, vuol dire non aver bisogno della sua conferma visiva. Il nome della serie, del resto, non è solo un gioco di parole con trans parent (genitore, in inglese). Transparent vuol dire letteralmente trasparente e le cose trasparenti sono così, limpide. E non hanno bisogno di riflettersi negli specchi.

Note a margine:

  • Transparent è stato rilasciato da Amazon tutto in una volta, come fa Netflix. In America è uscita a settembre 2014 mentre in Italia è andata in onda su Sky Atlantic a giugno 2015. C’è una seconda stagione rilasciata da Amazon America l’11 dicembre 2015.
  • È singolare, poi, il tempismo con il quale la serie si colloca all’interno dell’orizzonte della vita reale con la sentenza della Corte Suprema Americana che ha reso legale il matrimonio delle coppie omosessuali in tutti gli Stati Uniti e con Bruce (ora Caitlyn) Jenner (ex atleta e patrigno di Kim Kardashian) che annuncia il suo cambiamento di sesso dalla copertina di Vanity Fair.
  • Sulla pagina Wikipedia trovate tutti i premi che riguardano la serie. Ma di Transparent si può parlare benissimo senza farne una questioni di numeri.
  • La citazione in apertura pare sia di Epitteto ma non ho trovato fonti autorevoli al riguardo perciò non ho messo l’autore.
  • Qua sotto il trailer della prima stagione.

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2 thoughts on “Transparent, l’acclamatissima serie di Amazon con un fantastico Jeffrey Tambor

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