Jane the Virgin, la dramedy che fa il verso alla telenovela

Qua ci stiamo dando troppo alle cose impegnate e drammatiche. Bisogna dare un po’ di colore a questo blog che ormai sta parlando solo di cose che raccontano angoscia, malinconia e delitti. Quindi ho dato un’occhiata al calendario e ho visto che tra i regali di Natale di Netflix c’è prima stagione di Jane the Virgin, la comedy dell’emittente americana CW adattamento della telenovela venezuelana Juana la Virgen.

jane-the-virgin-netflix
fonte: CW

A scanso di equivoci diciamo subito che Jane the Virgin NON è una telenovela. Ripeto: NON è una telenovela. Cioè ha la forma e la costruzione di una soap opera ma al tempo stesso ne è la parodia. È insomma una di quelle cose leggere ad alto tasso di intrattenimento ben fatte e che non perde vigore nel corso dei 22 episodi.

Jane the Virgin racconta la storia di Jane Gloriana Villanueva (Gina Rodriguez), un’aspirante scrittrice di origini latino-americane ancora vergine. Jane vive con la mamma, l’eccentrica Xiomara (Andrea Navedo), e la sua abuela Alba (Ivonne Coll); lavora come cameriera in un lussuoso albergo di Miami gestito da Rafel Solano (Justin Baldoni) ed è fidanzata con il detective della polizia di Miami Michael Cordero (Brett Dier) con il quale spera, un giorno di sposarsi, e perdere la verginità. E magari sarebbe anche ora. Ma nel frattempo Jane è decisa a portare avanti il suo voto di castità fino alle nozze convivendo bene con questa decisione fino a quando non succede l’inaspettato: durante una visita ginecologica viene inseminata per sbaglio e resta incinta. Jane è diventata così l’Immaculada! Ed è da qui che la vita Jane subisce uno stravolgimento dal quale escono fuori familiari trasversali, perenti inaspettati, amori di gioventù dimenticati, intrighi e tradimenti che famiglia Forrester levati proprio! 

Jane the virgin.jpg
fonte: Netflix

Il primo impatto con la serie è genuino. I personaggi principali sono tutti introdotti nel primo episodio e la sensazione è quella di aver sempre fatto parte di quel mondo: lo spettatore non ne esce disorientato e anzi viene già dotato di un ventaglio di caratterizzazioni molto distinguibili tra loro. Jane the Virgin mette da subito le carte in tavola senza nascondersi dietro introduzioni prolisse e mostrandosi subito per quello che è: la storia di Jane, della sua gravidanza e di come inizia ad affrontare questa disavventura all’interno di un contesto familiare e sociale ben definito. L’impostazione cattolica con la quale la nonna ha educato traumatizzato Jane per farle capire il valore della verginità; la stravaganza della mamma, anch’essa ragazza madre e grande fan di Paulina Rubio; la paura e al contempo la maturità e la razionalità di Jane nel provare a gestire al meglio questa nuova situazione (che poi restare incinta senza aver mai avuto rapporti sessuali mette sin da subito la giovane Villanueva come favorita nei “Mai na gioia awards”). E come se non bastasse la ginecologa che ha inseminato Jane per sbaglio è la sorella del suo capo, Rafael che non solo è sposato con un’arrampicatrice sociale ma a lui appartiene il campione di sperma con il quale Jane è stata fecondata.

La carne al fuoco è tanta e il rischio di perdersi nei vari intrecci è alto. Non dimentichiamo che Jane The Virgin ripercorre lo stile della telenovela quindi il tasso di intreccio delle varie storyline è elevatissimo. Ma è proprio qui che subentra il narratore esterno che ha il compito di mantenere il filo del discorso senza risultare invadente e limitandosi a guidare il racconto.  E far tenere qualcun altro il filo del discorso ha il vantaggio di rendere il tutto meno impegnativo. E il compito del narratore esterno è proprio quello di favorire la fluidità del racconto. Magari ogni tanto inserisce delle postille extra, ciononostante la libertà di azione dei personaggi resta massima. Anzi a beneficiarne è proprio l’effetto parodistico: il narratore, in alcuni casi, altro non è che un amico invisibile che dal divano fa i commenti proprio come ognuno di noi ironizza su alcune scene.

jane-the-virgin-cast
fonte: CW

La forza di Jane the Virgin sta nel riuscire a dosare al meglio comicità e dramma senza però scadere nello sconclusionato. Nonostante utilizzi meccanismi narrativi della soap opera tradizionale, Jane the Virgin riesce a tirarne fuori un’ottima caricatura dai contorni ben precisi. La stessa famiglia di Jane segue una telenovela, sottolineando l’intenzione di rimaneggiare gli stereotipi e archetipi narrativi della telenovela classica e portarli su un livello di comicità e umorismo attraverso il quale veicolare anche messaggi di una certa rilevanza. Certo questo non l’intento primario della serie ma perché non approfittare della leggerezza per veicolare, ogni tanto, qualche messaggio importante?

Il paragone con serie come Ugly Betty è inevitabile soprattutto per l’estrazione sociale della protagonista e il fatto di scontrarsi con un mondo tutto nuovo per lei: in Ugly Betty era quello dell’editoria della moda, in Jane the Virgin è quello dell’imprenditoria degli alberghi di lusso. È uno schema già usato, è vero, ma questa volta viene declinato secondo direzioni diverse e originali perché dramma, commedia (e anche il giallo, eh) sono mescolati con sapienza offrendo una serie frizzante, allegra e leggera dove alla fine degli episodi non sai mai dove se ti troverai davanti ad un cliffhanger o puoi estrapolare un ottimismo del malgrado tutto.

È sorprendente come Jane the Virgin, poi, nasca in casa CW, network americano che in passato ha sfornato cose aride come Gossip Girl, Smallville e 90210. E come se non bastasse Gina Rodriguez per il ruolo di Jane è stata premiata nell’edizione 2015 dei Golden Globe  con il premio per la miglior attrice in una comedy e nominata nella stessa categoria per l’edizione 2016. Una cosa mai successa alla CW dove probabilmente stanno ancora festeggiando, giustamente. Perché Jane the Virgin è assolutamente un prodotto ben fatto, godibile e assolutamente non impegnativo. I capolavori sono altri ma a questa serie bisogna dare il merito che le spetta.

Annunci

One thought on “Jane the Virgin, la dramedy che fa il verso alla telenovela

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...