#PilotReview: Billions, il drama sulla finanza con Paul Giamatti e Damian Lewis

Gennaio è un po’ come settembre: pieno di buoni propositi e ancor di più pieno di episodi pilota che vanno a rimpinguare i già folti palinsesti televisivi. Vediamo di iniziare a procedere con ordine in modo da riuscire a non perderci nell’imminente bailamme di pilot. Oggi parliamo dell’episodio 1 di Billions, il nuovo drama di casa Showtime creato da Brian William Koppelman, David Levien (entrambi già collaboratori in The Illusionist, Ocean’s Thirteen) e Andrew Ross Sorkin, quest’ultimo autore del bestseller Too Big to Fail dal quale la serie prende ispirazione. 

Bobby “Axe” Axelrod (Damian Lewis) è sopravvissuto all’attentato dell’11 settembre, una fortuna sulla quale è riuscito costruirne una ancora più grande in bigliettoni verdi grazie alla gestione di un fondo speculativo, la Axe Capital. Da quell’esperienza sembra aver tratto nuovo vigore elargendo borse di studio per far sì che i figli dei suoi colleghi (quelli morti in quell’attentato) possano frequentare prestigiose università americane. Ma si sa: se sei a certi livelli c’è sempre qualcuno che pensa male e forse non ha tutti i torti. Se infatti da un lato a Bobby piace fare il filantropo – non senza un’accentuata spavalderia –  in grado di parlare un economese fluente, dall’altro è tenuto sotto stretta osservazione dalla Commissione per i Titoli e gli Scambi (l’analogo americano della Consob) dove pensano che i suoi affari non siano del tutto leciti e la puzza di inside trading forse si sente un po’. Ad essere convinto di ciò è il procuratore distrettuale Chuck Rhoades (Paul Giamatti) il quale però non ha a disposizione le prove per costruire un caso solido contro Axelrod. Del resto Rhoades non ha alcuna intenzione di sporcare il suo personale record di condanne (81 di fila) che gli vale prestigio sociale e se vogliamo anche politico. A Rhoades, perciò, non resta altro che attendere un errore di Axelrod, un errore dal valore di 63 milioni di dollari.

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A giudicare dal pilota la serie sembra essere costruita su questi due pilastri principali, quello dei personaggi di Giamatti e di Lewis che portano avanti un susseguirsi di contrapposizioni tra due modelli che vanno dal proprio stile di vita al ruolo che occupano all’interno delle rispettive famiglie. Se da un lato Axelrod è leader sia nel lavoro che nella vita privata, all’integrità e alla durezza della vita pubblica di Rhoades si contrappone la sua debolezza e la sua sottomissione nella sua sfera personale. Un aspetto che si vede sin dall’inizio dell’episodio con il procuratore legato ripreso in una seduta sadomaso e riemerge successivamente quando si trova a dover fronteggiare pubblicamente l’influenza e l’importanza del padre per poi rientrare comunque sotto la sua ala. Quella di Rhoades sembra essere una figura dotata della classica ambivalenza di chi vuole perseguire i suoi obiettivi a tutti i costi ma con la consapevolezza di poter farsi carico anche di un senso di colpa derivato dalla sua intransigenza. Al contrario, invece, di Axe che non si pone il problema di corrompere funzionari e addestrare i suoi figli come piccoli soldati senza nutrire il minimo rimorso per quello che fa. Del resto si chiede “da quando è un crimine essere ricchi?”

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In entrambi i personaggi c’è un senso di spietatezza che diverge in base agli scopi che entrambi vogliono perseguire ma anche il comune denominatore di giocare ogni singola partita a modo proprio portando dalla loro parte quanti più alleati possibili. Ed è proprio in questo aspetto la parte più interessante del pilota. Sebbene la costruzione di due poli così opposti e rigidi sembra non lasciare spazio ad uno svolgimento della trama diverso da un “Prova a prendermi”, con il buono che insegue il cattivo e non si sa se e quando lo acchiappa, è quello che sta in mezzo a queste due sculture marmoree che assume un ruolo interessante. Tra tutti c’è Wendy Rhoades (Maggie Siff), moglie del procuratore distrettuale ma allo stesso tempo alle dipendenze della Axl Capital in qualità di psicologa. Wendy sembra essere l’elemento in grado di destabilizzare questa sorta di equilibrio tra due maschi alfa. Se infatti nelle scene in cui compaiono entrambi i protagonisti maschili il tasso ti testosterone è alle stelle – con ognuno dei due impegnato a perseguire il proprio obiettivo (soldi Vs giustizia) con ogni mezzo – dall’altro nelle scene in cui compare Wendy si percepisce l’ambivalenza di un personaggio che da un lato non ha obiettivi solidi da perseguire ma dall’altro è consapevole di avere un potere che però esercita solo marginalmente nella sua vita privata e nelle sessioni che conduce per lavoro. E questo potrebbe essere l’elemento che può caratterizzare Billion in qualcosa di più di un semplice gatto che insegue il topo: un approfondimento psicologico che si lascia intuire nel pilota ma che non viene pienamente svelato.

Il margine di successo della serie c’è e probabilmente dipende tutto da questo aspetto psicologico e da quanto i termini tecnici la faranno da padrona (ok, la terminologia in alcuni casi estrema ma non tutti hanno un master in economia), in modo da svincolare gli sviluppi della trama in una noiosa partita a scacchi tra professionisti del settore e giocata soprattutto sul carisma degli attori che compongono un cast con nomi importanti: oltre ai già citati Adam Lewis (Homeland) Maggie Siff (Mad Men, Sons of Anarchy) e Paul Giamatti (che per quanto mi riguarda può anche leggere l’elenco telefonico e risultare sempre eccellente) troviamo anche David Costabile (The Wire, Breaking Bad), Toby Leonard Moore (il braccio destro di Kingpin in Daredevil), Malin Maria Åkerman Condola Phylea Rashād. 

La messa in onda americana è prevista per il 17 gennaio ma Showtime ha già rilasciato il pre-air inaugurando così un altro anno seriale. Nel frattempo date uno sguardo al trailer.

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