#PilotReview: Colony, un nuovo sci-fi con vecchie glorie (e idee) – La recensione

Altro giro altro pilot o per meglio dire altro pre-air. Questa volta tocca a Colony, sci-fi drama di USA Network rilasciato lo scorso 21 dicembre e previsto nella programmazione originaria USA a partire dal prossimo 14 gennaio. Ma qui eravamo tutti impegnati ad innalzare il livello di colesterolo nel sangue tra pranzi e cene natalizie, mica potevamo guardare la nuova serie con Josh Holloway!

«Chi?»

«Sawyer di Lost?!»

«Aaaah e dillo prima!»

Siamo a Los Angeles in un non ben precisato futuro distopico in cui le case sono circondate da filo spinato e dove il meccanico Will Bowman (Josh Holloway) vive insieme alla moglie Katie (Sarah Anne Wayne Callies, già in The Walkind Dead e Prison Break) e ai loro due figli. Sin dall’inizio dell’episodio aleggia uno strana sensazione di occupazione militare e di claustrofobia e il motivo è presto detto: Los Angeles è isolata dal resto del mondo perché è diventata una città presidiata da i membri di una milizia che ha il compito di svolgere e mantenere l’ordine all’interno della colonia i cui confini sono nettamente delimitati da un muro gigantesco. Tuttavia la milizia non è altro che lo strumento con il quale i veri invasori controllano la città e sopprimono la resistenza. Chi sono questi invasori? Non si sa. O meglio sia sa: sono degli alieni (non chiamatelo spoiler perché si capisce chiaramente dalla navicella che sparisce in cielo nel trailer) che però nessuno ha mai visto. Cosa c’entra l’aitante Will Bowman in tutto questo? Beh, lui è un ex agente dell’FBI che ha dovuto fingersi meccanico per sfuggire alla persecuzione del regime e poter sperare, con l’aiuto della resistenza, di riabbracciare il suo terzo figlio rimasto fuori da L.A. al momento dell’invasione.

colony recensione

Colony è una delle serie televisive più attese del 2016 sia perché va in onda in onda sullo stesso network che ha distribuito l’acclamatissima Mr.Robot, sia perché vanta l’esimio Carlton Cuse (Lost e The Strain) tra i produttori esecutivi. E la mano di quest’ultimo si fa sentire nella costruzione di un pilota che getta le basi per uno sviluppo narrativo che sembra essere longevo, svelando il minimo indispensabile e lasciando avvolta nell’alone di mistero non solo la vera identità di questi invasori ma permettendo di scoprire poco alla volta i nuovi modelli di vista imposti dagli stessi. Che poi parliamoci chiaro è una cosa da prendere un po’ con le pinze dato lo spettro che aleggia su Cuse dopo Lost. Ma soprattutto non è che se non chiami gli invasori alieni con il loro nome e poi ci metti i super droni e super tecnologie io penso che dietro tutto ciò ci siano i Teletubbies. Il collegamento è quasi immediato ma devo dire che la “furbata” di non sbatterteli visivamente in faccia può dare un po’ di respiro in più alla trama che altrimenti stagnerebbe sulla spy-story su scenario distopico. Bowman che tenta il tutto per tutto per passare dall’altro lato e cercare suo figlio, che scende a patti con l’invasore per perseguire il suo scopo, il ruolo di Katie in tutto ciò. Quello che in Colony sembra essere il reale punto di forza è la buona rappresentazione del contesto che la serie riesce a dare in termini di claustrofobia da occupazione militare – fatto di coprifuoco e check-point – e il modo con cui i personaggi riescono  a farci i conti cercando di non perdere di vista il proprio obiettivo.

Colony - Pilot

D’altro canto il soggetto non è inedito (C’è l’occupante, c’è la resistenza, ci sono i compromessi) e c’è sempre il timore che altre serie come Revolution e V (remake di Visitors) non siano servite da lezione. Soprattutto se ad un Josh Holloway che, dopo la pessima esperienza di Intelligence, ancora non si è scrollato di dosso il personaggio di Sawyer affianchi la defunta signora Grimes, Sarah Callies, che sembra appena uscita dalla valle degli orti. E non come bracciante bensì come lattuga.

Il margine di manovra perché la serie non si riveli una boiata c’è. Come, del resto, il contrario. Quello di Colony è uno di quegli episodi pilota che non ti fanno sbilanciare in giudizi netti. È uno di quelli che stanno nel campo delle scommesse: lo segui e poi te ne penti o forse no. Non lo segui e poi te ne penti. O forse avevi ragione.

 

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