The Shannara Chronicles, il fantasy di MTV in odore di teen-drama

The Shannara Chronicles è senza dubbio una delle serie tv più attese dell’anno, complice anche una campagna promozionale che ha contribuito a crescerne le aspettative (vedi l’albero piazzato in mezzo alla stazione centrale di Milano), soprattutto sapendo che si tratta di un adattamento dei romanzi di Terry Brooks (scritti a partire dal 1977 con l’ultimo capitolo in uscita negli USA a giugno 2017), che avrebbe rinvigorito lo scenario fantasy al momento offerto solo da Game of Thrones e avrebbe riportato in auge le atmosfere e le creature de Il Signore degli Anelli. Trailer mozzafiato, teaser intriganti, combattimenti epici. Tutte cose che ti fanno aspettare la messa in onda del pilota con un certo entusiasmo. Poi in Italia lo manda Sky Atlantic HD (dal 15 gennaio) quindi vai sul sicuro! Poi però apri il pacco regalo, ti aspetti di trovarci chissà che cose stupefacenti e alla fine trovi il frullatore che fa cose spettacolari ma di cui, in fondo, non hai mai avuto bisogno e che alla fine tieni perché non si sa mai nella vita. Questa è stata esattamente l’impressione che ho avuto guardando i primi episodi della serie fantasy di MTV

Del resto bisognava aspettarselo da un prodotto creato da Alfred Gough e Miles Millar, binomio che è stato per dieci stagioni dietro quella ciofeca di Smallville. E il taglio usato per raccontare le storie in The Shannara Chronicles non è tanto diverso da quello usato per parlare del giovane Clark Kent. I due furbacchioni hanno creato un prodotto per il piccolo schermo e per un audience estesa che promette una longevità esorbitante dati il numero di libri dai quali si può attingere per la trasposizione.

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Le vicende di The Shannara Chronicles partono direttamente dal secondo libro della saga “Le pietre magiche di Shannara“, probabilmente a causa del fatto che il primo libro – che va sotto il titolo de “La spada di Shannara” – puzza ancora di plagio de “Il Signore degli Anelli” di Tolkien anche a distanza di trent’anni. Brooks, dal canto suo, ha detto che è stato meglio partire dal secondo libro perché nel primo non ci sono personaggi femminili. Io maligno, lui paraculo. Fatto sta che non ho letto i libri ma quello che si capisce dai primi episodi della serie è che l’azione si svolge nelle Quattro Terre che possiamo descrivere come un mondo post-apocalittico dove le Grandi Guerre (nucleari) hanno distrutto la vecchia civiltà. Dove un tempo c’era anche la magia che adesso pare essere scomparsa. Dove elfi, nani, gnomi, umani (quello che ne rimane) co-abitano in maniera semi-civile fintanto che gli elfi se la possono scoattare in quanto razza più civile di tutti e gli altri se ne stanno al posto loro. Però, un motivo più serio per cui quelli con le orecchie a punta hanno più importanza di tutti in realtà c’è: gli elfi sono i custodi di un albero magico, l’Eterea, che alla fine delle Grandi Guerre fu usato come sigillo per impedire ai demoni – che quelle guerre le avevano provocate – di fare ritorno e innescare nuovamente distruzione. Succede però che l’Eterea si ammala e i demoni iniziano a fare capolino nelle Quattro Terre. È in questo scenario che si articolano le vicende dei protagonisti della serie: Amberle Elessedil (Poppy Draiton) principessa degli elfi che riesce a diventare una degli eletti con il compito di prendersi cura dell’Eterea e dalla quale riceve delle strane visioni su un futuro di distruzione; Wil Ohmsford (Austin Butler), un mezzo elfo che ha ricevuto in dono tre pietre magiche ricevute dal padre; Eretria, una giovane nomade cresciuta in un branco di ladri; Allanon (Manu Bennet), ultimo dei Druidi a capo del gruppo che combatte i mostri e protegge l’Eterea.

The Shannara Chronicles macguffin

Diciamo innanzitutto due cose. La prima è che non dovrebbe interessare l’aderenza della serie tv ai libri per il semplice motivo che fare la trasposizione di un libro non vuol dire creare un “trova le differenze” tra i due prodotti. Il libro è meglio? Va bene ma ciò non toglie che una serie qualsiasi può tranquillamente essere ottima/buona/scadente a prescindere dall’aderenza al materiale cartaceo. Quindi il discorso tra “la serie si è discostata dai libri” lo trovo sterile e ignorante sia nel caso in cui una trasposizione è bella sia nel caso contrario. Seconda cosa, più importante ai fini della serie in questione: The Shannara Chronicles non è il Game of Thrones di MTV. Non ci prova nemmeno ad esserlo. E quasi sicuramente non lo sarà. La sola che per adesso hanno avere in comune è il genere di appartenenza e l’essere presi da libri. MTV non è HBO e la differenza si vede già a livello di scrittura dei personaggi: in Shannara sembrano essere privi di qualsiasi fondamento psicologico, come se in loro mancasse la consapevolezza del principio di causa-effetto che giace al di sotto di ogni azione che si compie. La preoccupazione per l’immediato futuro è assente. I conflitti personali sono banali. Lo spazio per l’introspezione è pressoché inesistente e il tutto viene ridotto ad un triangolo amoroso tipico del genere teen-drama che dà un taglio infantilistico alla serie, con il Druido che a momenti sembra a fare da babysitter a degli adolescenti in pieno risveglio ormonale che agiscono in maniera convulsa e avventata.

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The Shannara Chronicles si avvale di tutti quei tropi narrativi tipici del genere fantasy e declinati secondo il genere della fiction young-adult (e no, non è una categoria di YouPorn): il guerriero che non sa di esserlo e non conosce il suo destino fino a quando non decide di accettarlo; la conflittualità di un protagonista, in questo caso Amberley che non sa come portare il fardello delle visioni che le dà l’Eterea; il saggio (in questo caso il Druido) che protegge i più giovani e li aiuta ad affrontare le varie difficoltà. Una sfilza di luoghi comuni in stile “i buoni sono quelli super fighi e con scollature e addominali da paura mentre i cattivi sono quelli brutti” che vengono accentuati da imperfezioni nella sceneggiatura che predilige la necessità di andare avanti con la narrazione piuttosto che seguire una logica interna al racconto stesso. Un esempio sono gli incontri che la nomade Eretria fa singolarmente con gli altri due protagonisti, Amberle e Wil: sono incontri messi lì per dire “tanto si incontrano di nuovo e spesso, quindi sbrighiamoci a farli interagire ed ammiccare così possiamo dare sfogo al triangolo amoroso immediatamente”. Che poi si chiamano Quattro Terre ma pare siano grandi come il giardino di casa vista la velocità con cui i personaggi si muovono in quel mondo. Il tutto infarcito da un tappeto musicale continuo messo lì per conferire una qualsiasi forma di consistenza a scene prive di qualsiasi spessore recitativo e che, abbinato ad una fotografia volutamente smarmellata, si ha l’impressione pare di stare nella versione fantasy de “Gli occhi del cuore”.

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Un grande pregio The Shannara Chronicles, però, ce l’ha: quello di poter vantare un impianto produttivo enorme che ha dato vita ad uno scenario fantasy di tutto rispetto. Non a caso tra i produttori figura Jon Fraveau che stava dietro a film come The Avengers e Iron Man, quindi non l’ultimo arrivato. La potenza visiva della serie è davvero d’impatto: i costumi e il trucco sono impeccabili mentre le atmosfere da futuro distopico sono rese in maniera ottima sia dalle bellissime ambientazioni della Nuova Zelanda che dagli ottimi movimenti di camera e dalle ricostruzioni in CGI che fanno bene intendere la distruzione portata dalle grandi guerre.

Sebbene lo sforzo produttivo (e monetario) sia notevole, The Shannara Chronicles non è proprio il fantasy che mi aspettavo, soprattutto perché pecco di ignoranza verso la produzione letteraria. Direte voi: “E pure tu! Che ti aspetti da MTV?!”. Vero! Ma la posta in gioco era alta soprattutto perché per come era presentato il tutto sembrava di essere davanti a qualcosa che avrebbe permesso all’emittente newyorchese di imporsi in maniera diversa e più matura sul panorama televisivo seriale distaccandosi dai soliti show in salsa teen-drama. E invece così non è stato e il fatto che dietro tutto ciò ci fossero Alfred Gough e Miles Millar doveva lasciarlo intuire. Cioè se ha 17 anni The Shannara Chronicles è perfetto, ecco.

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