#OscarSoWhite, l’Academy è razzista? La polemica sulle nomination troppo “bianche” agli Oscar 2016

Manca poco più di un mese alla patinatissima cerimonia degli Oscar e le polemiche arrivano con un certo anticipo (un po’ come il festival di Sanremo). E questa volta siamo bel lontani dalle chiacchiere su “DiCaprio merita o meno la statuetta” perché la questione parte dall’interno del circuito cinematografico hollywoodiano e va a toccare un nervo scoperto del dibattito americano, quello sulla valorizzazione della diversità. Il dibattito degli ultimi giorni si è concentrato in particolare sull’assenza di candidati di colore nelle nomination di rilievo agli Oscar 2016, cosa che si verifica per il secondo anno di seguito al netto della nomination di Selma come miglior film nell’edizione 2015 e che è diventata virale su Twitter attraverso l’hashtag #OscarSoWhite

A lanciare l’iniziativa in rete già l’anno scorso fu Arpil Reign, caporedattrice di BroadwayBlack.com, che anche quest’anno ha sottolineato la mancanza di attori e attrici di colore nelle categorie per migliori attori/attrici (non)protagonisti. A cavalcare l’onda della polemica è stato in primis il regista Spike Lee che ha visto il suo film Chi-Raq escluso dalla corsa alla statuetta nonostante sia stato ben accolto dalla critica e presenti un cast di tutto rispetto in cui figurano Angela Bassett e Samuel L. Jackson (peraltro presente anche in The Hateful Eight di Quentin Tarantino altro film snobbato dall’Academy). Spike-Lee ha annunciato con un post Fatto-Tutto-Con-Le-Iniziali-Maiuscole sul suo account Instagram che lui e sua moglie non parteciperanno alla notte degli Oscar per qusto motivo: «Come è possibile che per il secondo anno consecutivo tutti gli attori candidati siano bianchi? 40 attori bianchi in due anni, nessuno di colore o diverse etnie? Non siamo capaci di recitare? […] Io e mia moglie, la signora Tonya Lewis Lee, non andremo alla cerimonia quest’anno. Non ci sentiamo proprio di sostenerla con la nostra presenza. E non è una coincidenza che io stia scrivendo queste parole nel giorno in cui celebriamo il compleanno di Martin Luther King».

#OscarsSoWhite… Again. I Would Like To Thank President Cheryl Boone Isaacs And The Board Of Governors Of The Academy Of Motion Pictures Arts And Sciences For Awarding Me an Honorary Oscar This Past November. I Am Most Appreciative. However My Wife, Mrs. Tonya Lewis Lee And I Will Not Be Attending The Oscar Ceremony This Coming February. We Cannot Support It And Mean No Disrespect To My Friends, Host Chris Rock and Producer Reggie Hudlin, President Isaacs And The Academy. But, How Is It Possible For The 2nd Consecutive Year All 20 Contenders Under The Actor Category Are White? And Let's Not Even Get Into The Other Branches. 40 White Actors In 2 Years And No Flava At All. We Can't Act?! WTF!! It's No Coincidence I'm Writing This As We Celebrate The 30th Anniversary Of Dr. Martin Luther King Jr's Birthday. Dr. King Said "There Comes A Time When One Must Take A Position That Is Neither Safe, Nor Politic, Nor Popular But He Must Take It Because Conscience Tells Him It's Right". For Too Many Years When The Oscars Nominations Are Revealed, My Office Phone Rings Off The Hook With The Media Asking Me My Opinion About The Lack Of African-Americans And This Year Was No Different. For Once, (Maybe) I Would Like The Media To Ask All The White Nominees And Studio Heads How They Feel About Another All White Ballot. If Someone Has Addressed This And I Missed It Then I Stand Mistaken. As I See It, The Academy Awards Is Not Where The "Real" Battle Is. It's In The Executive Office Of The Hollywood Studios And TV And Cable Networks. This Is Where The Gate Keepers Decide What Gets Made And What Gets Jettisoned To "Turnaround" Or Scrap Heap. This Is What's Important. The Gate Keepers. Those With "The Green Light" Vote. As The Great Actor Leslie Odom Jr. Sings And Dances In The Game Changing Broadway Musical HAMILTON, "I WANNA BE IN THE ROOM WHERE IT HAPPENS". People, The Truth Is We Ain't In Those Rooms And Until Minorities Are, The Oscar Nominees Will Remain Lilly White. (Cont'd)

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Tra i primi a fare eco al regista di Malcom X c’ha pensato Jada Pinkett Smith – moglie di Will Smith,  altro escluso dalla corsa all’Oscar per il film Concussion – che su Twitter e Facebook ha rilanciato l’invito di Spike Lee a boicottare la serata di gala (che  poi un invito non era dato che il regista non ha mai usato il termine boicottare) e sottolineando come le persone di colore sono sempre le benvenute per consegnare i premi o intrattenere [la cerimonia degli Oscar sarà presentata da Chris Rock] ma quando, invece, si tratta di riconoscerne i meriti artistici?

A pesare ulteriormente su queste accuse di discriminazione verso l’Academy c’è l’esclusione di altri film dalla competizione: Straight Outta Compton, film di F. Gary Gray che racconta l’ascesa e il declino della crew rap dei Compton N.W.A., che ha incassato oltre 200 milioni di dollari al botteghino americano e ha ottenuto le candidature come miglior cast agli Screen Actors Guild Award e ai Critics’ Choice Movie Awards e quella come miglior film ai Producers Guild of America Award; Beasts of No Nation di Cary Fukunaga, film prodotto e distribuito da Netflix che racconta la storia di Agu costretto a diventare un bambino soldato dal Comandante interpretato da Idris Elba. C’è poi il caso “anomalo” di Creed in cui Stallone è stato candidato come migliore attore non protagonista mentre Michael B. Jordan non figura nella categoria best leading role.

foto: AFP PHOTO/Stan HONDA

Il bailamme di dichiarazioni è presto dato: Danny DeVito dice, riferito agli americani, “siamo un manipolo di razzisti”; secondo Charlotte Rampling, in lizza come migliore attrice per il film 45 Years, boicottare gli Oscar sarebbe una forma di razzismo nei confronti dei bianchi. Un’affermazione che al massimo può trovare giusto il tempo di una smentita in calcio d’angolo come infatti è stato: la Rampling sostiene di essere stata fraintesa e quello che intendeva dire è che in un mondo ideale tutte le performance debbano essere considerate egualmente. Un po’ paraculo la Rampling che alla fine ha ripreso un po’ quello che ha sostenuto anche Michael Caine il quale ha logicamente detto che non puoi votare per un attore nero solo perché è nero e magari non bravo. Ed è proprio qui che l’argomento “quote nere”, come qualcuno le ha chiamate, trova la sua assurdità per il semplice motivo che nominare attori non bianchi solo perché si è obbligati a farlo equivale un po’ a dire ” vi nominiamo perché dobbiamo farlo ma non perché siete bravi”, dandogli una candidatura che equivale all’elemosina. Dignità zero, praticamente. Cioè, ci pensate a Jon Boyega di Star Wars-Il Risveglio della Forza candidato come attore (non)protagonista? Per cortesia! Anzi, questo sarebbe l’unico modo in cui potrebbe essere candidato per quel film (dato che potenzialmente può migliorare).

Il problema del perché non ci sono nomination di attori e attrici non bianchi agli Oscar probabilmente è una questione che investe l’Academy solo in quanto parte del circuito cinematografico in toto. Andiamo con ordine. Nel 2012 il Los Angeles Times pubblicò un’inchiesta in cui svelava la composizione dei votanti dell’Academy: su 5100 iscritti (questo è il campione che si è riusciti ad analizzare, circa l’89% del totale) il 94% era costituito da bianchi e il 77% da maschi mentre l’età media si aggirava attorno ai 62 anni. Questa infografica creata un anno fa dal blog leeandlow.com sottolinea ancora come il gap tra bianchi e neri ad Hollywood sia effettivamente presente e come il 93% dei votanti dell’Academy sia bianca e solo il 7% sia di colore. E se sei una donna di colore le cose sono ancora peggiori. Una fatality, praticamente.

Academy Awards Infographic 18 24 - FINAL - REVISED 2-18-2015

Che ci sia qualcuno che decida di votare a prescindere per un attore bianco piuttosto che per uno nero? Probabilmente sì. Che Stallone, ad esempio, abbia avuto la nomination in quanto Stallone? Ma ci metto la mano sul fuoco. Che Beasts of No Nation non compaia nelle nomination, poi, è una questione che lascia il tempo che trova perché quel film è stato distribuito da Netflix ed è stato proiettato solo in cinema selezionati. Pertanto non ha goduto della pubblicità e dell’attesa che hanno circondato altri film (SPOILER: gli Oscar sono anche marketing!). E il discorso che attori non bianchi facciano pochi incassi al botteghino non ha senso farlo perché si sprecano solo parole: Straight Outta Compton ne è la prova e i suoi 200 milioni di dollari la dimostrazione. Per non parlare di Star Wars – il Risveglio della Forza dove uno dei protagonisti è un attore di colore.

Che ci possa essere davvero un problema di razzismo in un organo che dovrebbe promuovere meriti artistici è un dubbio che viene effettivamente sollevato dati alla mano. Ma questo sembra essere un riflesso di qualcosa che sta più sotto della semplice assegnazione dei voti per l’Oscar. Voglio dire che per ogni film c’è qualcuno che quel lungometraggio lo scrive e lo produce e lo distribuisce e, di conseguenza, se la maggior parte di questi sono bianchi allora probabilmente il problema è a monte e l’Academy è solo la punta dell’iceberg. In questo mi viene in mente il discorso che ha fatto Viola Davis all’edizione 2015 degli Emmy dopo essere stata premiata come miglior attrice protagonista (la prima afroamericana a vincere in questa categoria) per il ruolo di Annalise Keating in How to get away with murder: “Non si può vincere un Emmy per ruoli che semplicemente non esistono”. Che tradotto vuol dire: meno opportunità hai, meno probabilità ci sono di poter concorrere per vincere la statuetta. Se Hollywood non produce film che prevedono ruoli per attori neri non è certamente colpa dell’Academy che quei film dovrebbe guardarli e votarli. Dall’altro lato, magari è anche vero che qualora alcuni film approdino alla selezione per accedere agli Oscar, questi facciano più fatica ad ottenere il riconoscimento che meritano. Che poi parliamoci chiaro, non siamo nemmeno tanto sicuri che coloro i quali scelgono le nomination guardino tutti i film. Mi viene in mente la selezione per la shortlist del miglior film straniero che quest’anno ha previsto la selezione di 5 film su 80 (a cui vanno sommati poi tutti quelli delle altre categorie) o la questione relativa ai film di animazione di cui, a quanto pare, i votanti dell’Academy preferiscono saltare la visione o optare per il film suggerito dai figli. Se tanto mi dà tanto allora è probabile che la stessa cosa si verifichi anche per le categorie “maggiori” per cui a votare ci sarà sicuramente anche una fetta di votanti che è ancora ancorata a schemi di pensiero vecchi (vedi Stallone) secondo cui le pellicole con attori neri hanno meno spessore di quelle con attori bianchi.

Il problema di rappresentanza c’è ma a monte ci sta un problema più grosso di opportunità. George Clooney è intervenuto nella questione chiedendosi, tramite le colonne di Variety, quali sono le reali possibilità di trovare film con grandi interpretazioni in cui i protagonisti appartengono a delle minoranze. Ebbene secondo lui ci dovrebbero essere 20, 30, 40 film di qualità (e non random) che possono concorrere agli Oscar, con attori appartenenti a minoranze etniche (afroamericani, ispanici ecc.), in maniera tale da consentire più diversità. Se da un parte Clooney ha ragione a sostenere questa posizione, dall’altra s’è svegliato tardi pure lui perché non mi pare che nei film in cui è stato regista ci sia stata tutta questa diversificazione. Ma tant’è.

Dal canto suo, l’Academy – che ironia della sorte ha come attuale presidente una donna di colore, Cheryl Boone Isaacs – è da subito intervenuta nel dibattito sollevato in rete annunciando, con un comunicato stampa del 19 gennaio, una serie di cambiamenti in modo da favorire la diversità e migliorare il sistema di votazione.

Questa “riforma” è stata poi ufficializzata qualche giorno dopo con un tweet in cui venivano svelati queste modifiche.

Questi provvedimenti sono essenzialmente tre di cui la prima con carattere retroattivo:

  1. Ogni membro potrà votare solo per dieci anni al termine dei quali la possibilità di voto potrà essere confermata o revocata a seconda che il votante sia stato stato attivo nel mondo del cinema o meno. La possibilità di votare a vita potrà essere acquisita solo dopo tre decenni o dopo la vittoria di un Oscar o una nomination;
  2. Introduzione di nuovi posti di governatore che saranno nominati dal Presidente con termini triennali e confermati dal Consiglio;
  3. Aggiunta di nuovi membri, che non sono governatori, ai suoi comitati esecutivi e di collegio in cui vengono prese le decisioni chiave circa l’adesione e l’amministrazione.

Lo scopo di questa riforma lampo è certamente quella di svecchiare l’Academy che a momenti fa concorrenza ad un reparto di geriatria e valorizzare le nuove tendenze favorendo ingressi di persone più giovani. Tuttavia si tratta di modifiche che, pur non risolvendo la questione in toto, rappresentano comunque un segnale di cambiamento anche se il punto sulla retroattività puzza di foglia di fico e il cambiamento dovrebbe avvenire su scala più larga (che è un po’ quello che si augurano tutti). Che poi il grande escluso c’è e ci sarà sempre. Così come i grandi stumentalizzatori (politici) della vicenda: Donald J. Trump ad una domanda sulla questione ha risposto sarcasticamente: “I bianchi non ricevono mica i BET Awards” (premi istituiti per celebrare afroamericani ed altre minoranze del mondo dell’intrattenimento). Meglio a questo punto il Saturday Night Live che, quantomeno, sulla vicenda riesce a strapparti una risata.

Aggiornamento al 10 Febbraio.

Ovviamente la vicenda non si è sgonfiata e ha continuato ad attirare dichiarazioni da tutte le parti, Casa Bianca compresa. Barack Obama, infatti, è intervenuto brevemente sulla vicenda apparsa su Abc-News in cui sottolinea la necessità da parte dell’industria cinematografica di dare opportunità a tutti indistintamente. Un intervento, quello del Presidente degli Stati Uniti d’America, che fa il paio con l’iniziativa da parte di due membri del Congresso americano i quali, con una lettera, hanno chiesto un incontro alla presidente dell’Academy, Cheryl Boone Isaacs, in modo da continuare il dialogo iniziato con il cambio del regolamento di un paio di settimane fa. Nella lettera si sottolinea, infatti, come l’Academy sia proprio l’istituzione che meglio può promuovere questo miglioramento e che deve investire tutto il circuito cinematografico in maniera da riconoscere meriti ed eccellenze da tutti i punti di vista.

Un modo per togliere l’elefante dalla stanza, così come la Isaacs ha definito la questione OscarSoWhite nel discorso di apertura della tradizionale cena di gala a cui ogni anno partecipano tutti i nominati alle ambite statuette. E a giudicare dalla foto di rito, questo elefante è davvero ingombrante.

OscarSoWhite foto luncheon 2016

Se non altro il tradizionale luncheon è stata l’occasione per i diretti interessati di mantenere vivo il problema della diversità ad Hollywood che, ad esempio, secondo il regista di “Spotlight” Tom McCarthy non è risolvibile in maniera univoca e che il cambiamento promosso dall’Academy in termini di regolamento è un incentivo a seguire la strada dell’inclusione e della promozione della diversità.

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