The X-Files, la recensione del ritorno di Mulder e Scully nella mini-serie evento di Fox.

La macchina del complotto e della cospirazione è finalmente ripartita dopo essere stata messa in moto nella primavera 2015. Dopo teaser, poster, UFO schiantati a Los Anegels e sneak peek sul primo minuto della premiere, gli X-Files sono stati riaperti ufficialmente il 24 gennaio con la messa in onda sul canale Fox del primo episodio della serie evento che ha riportato Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) sul piccolo schermo. E mentre negli USA si attende la messa in onda del secondo episodio (25 gennaio) in Italia bisogna aspettare un giorno in più (26 gennaio) per assistere alla doppia premiere del revival più atteso del 2016. Una soluzione sicuramente ottima in grado di saziare una fame durata da 14 anni, soprattutto dato che la prima puntata ha la durata di soli 42 minuti quando invece ti aspettavi un pilota da almeno un’ora. Chris Carter sei un po’ spilorcio! Che già sono solo sei episodi, poi mi fai pure il fiscale sul minutaggio!? Perché, diciamolo pure, la prima impressione è stata che le caratteristiche del revival ci sono tutte ma c’è anche tantissima carne al fuoco.

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Del resto non è facile rimettere mano ad un monolite della serialità come X-Files che ha avuto il pregio di creare un impianto mitologico di grossa portata, consacrandosi come icona della cultura pop anni ’90. E Sì, prima di Lost c’era X-files. Mulder e Scully rappresentano davvero le icone dell’indagine del paranormale con il pregio di aver rispolverato le atmosfere cupe e misteriose di “Ai confini della realtà”. Quello che però ha fatto Chris Carter con il primo episodio della nuova stagione di X-Files non è classificabile come qualcosa di totalmente netto. L’atmosfera paranoica del cospirazionismo puro è tornata a sotto una nuova luce grazie al contesto di attualità in cui si inserisce il revival, riuscendo ad attingere nuova linfa vitale. Nuove tecnologie, internet, sindrome del controllo trovano un ancoraggio ancora più forte se coniugate sotto il paradigma delle teorie post 11 settembre. I riferimenti, seppur fugaci, al false flag delle Torri Gemelle, al datagate di Snowden e all’IS riportano la narrazione ai giorni nostri facendo sentire sempre più lontano l’eco della nostalgia. Una prospettiva che consente uno spazio di manovra molto più ampio rispetto alle stagioni precedenti in cui a riportare vigore alla serie sono intervenuti gli episodi del “mostro della settimana” che, pur essendo autoconclusivi, mantenevano comunque temi ricorrenti nell’universo della serie. Ed è proprio questo spazio di manovra molto ampio che ha consentito a Chris Carter di poter alzare i toni della narrazione che possono lasciare un attimo interdetti. Qui andrebbe inserito il motivo di questa affermazione ma non voglio spoilerare nulla. È una reazione a caldo, questa, nutrita da un gap temporale molto ampio impossibile da metabolizzare in 10 mesi di attesa (da quando è stato annunciato il revival). Ecco, diciamo che la macchina era un po’ ingolfata ma che nonostante tutto è partita ma ha bisogno di un piccolo rodaggio che, secondo Vanity Fair, si dovrebbe concludere con il secondo episodio.

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La sensazione positiva è che a distanza di quasi 14 anni dal finale della nona stagione non sembra passato poi tutto questo tempo. La sigla di apertura è rimasta quella indimenticata di Mark Snow, un elemento voluto fortemente da Carter in modo da poter riportare ai giorni nostri quell’inquietudine che per noi caratterizzava la prima serata di Italia 1. Così dopo la chiusura della sezione dell’FBI denominata X-Files e qualche ruga in più, Scully e Mulder adesso sono degli outsider che dopo essere stati gettati nel tritacarne del cospirazionismo sono riusciti a ritagliarsi una propria vita. Dana è tornata in sala operatoria mentre Fox si è ritirato a vita privata nonostante continui a prendere le dovute precauzioni mentre guarda video su YouTube rendendo indisponibile l’obiettivo della webcam (chiamala vita!). Neanche stesse su qualche sito porno e fosse minacciato dalla possibilità del revenge porn. Ma once paranoid, always paranoid. Anche dopo essere uscito dal giro dei federali. I due ormai ex agenti dell’FBI vengono però ricontattati da Walter Skinner (Mitch Pileggi) il quale, dopo essere diventato un mezzo hipster e aver ingerito un frigorifero SMEG, vuole che entrambi incontrino Tad O’Malley (non v’azzardate minimamente a farvi venire in mente nemmeno per caso quello di Grey’s Anatomy) un grande sostenitore dell’idea secondo cui siamo tutti vittima di una cospirazione governativa che trova le sue radici nell’incidente di Roswell del 1947. È da che qui prende vita la reuinon di Mulder e Scully attraverso un nuovo caso che porta a riaprire gli X-Files.

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La premiere continua e rifonda, allo stesso tempo, l’universo di X-Files scavando alle origini del mito degli alieni e ridandogli una nuova veste. Chris Carter riesce ad adattare bene lo spirito della serie ai tempi moderni, rimescolando le carte in tavola e forse rimanendo vittima del suo stesso taglio cospirazionista (a proposito non fate vedere X-files ai complottari di casa nostra perché altrimenti qua rischiamo che traggono nuova linfa vitale per ritornare a parlare di rettiliani e microchip sottopelle ricominciando con la solita giostra). Il creatore della serie ha deciso di stravolgere parte del background narrativo aggiungendo nuovi spunti e nuove conferme ma mettendo anche in discussione presupporti grossi delle nove stagioni precedenti. Mulder, ad esempio, ci viene presentato più scettico rispetto ad una Scully più propensa ad investigare il caso datogli da Skinner. Tutta la questione sul “I want to believe” incontra una piccola deviazione e si insinua nelle maglie dell’episodio ritornando più volte: “Like yourself, I’m a true believer” (Come te, io ci credo davvero) dice O’Malley ad inizio episodio ad un Mulder più ruvido che risponde “No, è che io voglio credere” sottolineando quella differenza tra credere e voler credere che conduce ad un plot twist inaspettato. E dire che può essere un’arma a doppio taglio non è poco. Probabilmente l’idea di Carter è stata quella di optare per una costruzione prudente di questa stagione (i sei episodi sono indice di questa insicurezza) ma allo stesso tempo di osare e dare un accelerazione alla trama in modo da considerare gli episodi precedenti e dare una linea narrativa precisa anche a coloro i quali si avvicinano per la prima volta alla serie. Lo spiegone di inizio episodio non è messo lì giusto per fare minutaggio ed è l’incipit di una narrazione a ritmo serrato che segue le deduzioni lampo di Mulder che per te che hai già visto tutto ad un certo punto vuoi mandare indietro la scena perché pensi di aver capito male. Per chi, invece, guarda X-Files per la prima volta è tutto inedito e senza “What the fuck?!” da esclamare avendo davanti a sé un nuovo svolgimento della serie. Del resto Mulder e Scully sono entrati nell’immaginario della cultura pop come icone e in quanto tali lo sono anche per chi non ha mai visto un episodio di X-files. È la stessa cosa di conoscere l’assassino di Laura Palmer o di sapere chi ha sparato J.R. senza aver mai visto nè Twin Peaks, nè Dallas. E il primo episodio di X-Files tiene fede a questo compito spiegando cosa è successo negli episodi precedenti dando al nuovo spettatore una serie di informazioni per capire il contesto dell’azione. Se da un lato questo punto di vista è condivisibile dall’altro non si poteva fare a meno di tirare in ballo dei rimandi concreti alle stagioni precedenti.

Il revival di X-Files non è una semplice reunion di Mulder e Scully: per quella ci saremmo accontentati di un post su Instagram che li ritraeva insieme ad un qualsiasi evento di gala. E non è nemmeno un reboot o un remake. Il ritorno di X-Files è la continuazione della serie. È la decima stagione che ha con sé l’intento di riportare sul piccolo schermo quel tipo di mitologia, in senso narrativo, che ha poi portato alla creazione di serie grosse come Lost, Fringe, Breaking Bad (il creatore di quest’ultima, Vince Gilligan, è stato produttore di poco più di 100 episodi di X-Files, mica bruscolotti). C’è da considerare, poi, che X-files si inserisce a gamba tesa in un panorama televisivo molto più variegato di quello degli anni ’90 che, dopo 14 anni, si è arricchito di prodotti televisivi in grado di far concorrenza al settore cinematografico. Ma anche in questo aspetto Carter non è stato da meno inserendo un paio di scene disturbanti e facendo ricorso a qualche effetto contemporaneo.

x file revival my struggle recensione

Alla fine della fiera il pilota funziona pur con qualche difettuccio. Ma c’è bisogno che Chris Carter aggiusti il tiro perché ha messo tantissima carne al fuoco e ci sono troppe variabili da considerare per una miniserie di soli 6 episodi. Il timore che possa sfociare in una vaccata enorme c’è ma, del resto, è normale visto la popolarità della serie. Per adesso, negli Usa, il primo episodio ha avuto un rating provvisorio pari a 5.1 con 13,5 milioni di spettatori nella fascia orario che va dalle 22:24 alle 23:00 (fuso orario della East Coast). Un risultato che lascia propendere più verso il successo che verso l’insuccesso della premiere. Il secondo episodio va in onda negli USa il 25 gennaio mentre in Italia bisogna attendere il 26 gennaio per vedere entrambi gli episodi su Fox a partire dalle 21:00.

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