L’ultima parola, la vera storia di Dalton Trumbo arriva sul grande schermo

Tutti conoscono il film di William Wyler del 1953 Vacanze Romane, anche se non tutti lo hanno visto. «Ah, sì è quello con la scena di loro due a bordo della vespa. Lo confondevo con quello del bagno nella fontana di Trevi!». Quel film vinse tre statuette nell’edizione del 1954 dei premi Oscar: miglior attrice protagonista ad Audrey Hepburn, migliori costumi a Edith Head e miglior soggetto (categoria che fu accorpata a quella di miglior sceneggiatura originale a partire dal 1957) a Ian McLellan Hunter. Eppure, nonostante il nome di McLellan compariva nei credits del film, quest’ultimo non aveva scritto neanche una scena di Vacanze Romane. Il vero autore era della storia di Joe Bradley e della principessa Anna era in realtà un altro: Dalton Trumbo.

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The End of the Tour, David Foster Wallace rivive nel film di James Ponsoldt

I would like to shape the
impression of me that’s coming across

Vorrei decidere io la percezione che gli altri hanno di me

“David Foster Wallace, The End of The Tour”

La prima volta che sentii parlare di David Foster Wallace ero seduto sulle scale della biblioteca della mia università. Stavo riordinando degli appunti di linguistica quando si avvicina un collega di corso e mi dice: «Hai mai letto sentito parlare di questo libro?». In mano aveva una copia de “La scopa del sistema” di David Foster Wallace. Risposi che non conoscevo l’autore e chiesi di cosa parlasse. Lui mi rispose così: «Ti dico solo che uno dei personaggi è una vecchietta che studia Wittgenstein (filosofo e logico austriaco, ndr)». Mi documentai e scoprii che lo stesso autore aveva scritto, insieme ad una serie di racconti, solo un altro romanzo (in quel periodo non era ancora ancora uscito Il re pallido, opera incompiuta) di oltre 1000 pagine diventato da subito un caso editoriale. Lessi La scopa del sistema e subito dopo comprai quel monolite di 1270 pagine (note comprese) che va sotto il nome di Infinite Jest.  Lo lessi dopo un paio di anni ma ne fui da subito ossessionato. Lo portavo sempre dietro. Lo leggevo non appena ne avevo la possibilità. Lo finii in poco più di un mese.

Il primo febbraio del 2016 Infinite Jest ha compiuto 20 anni. Di questo libro si continua a parlare in maniera sempre inedita. Del suo autore ci rimane il ritratto che prende forma dalle sue opere e da qualche intervista sulla rete. E da un film che porta sul grande schermo una serie di conversazioni raccolte in un altro libro uscito nel 2010 “Come diventare se stessi” di David Lipsky. Il giornalista di Rolling Stone aveva intervistato Wallace nella parte finale del tour di promozione di Infinite Jest nel 1996. Cinque giorni a parlare di letteratura, televisione, intrattenimento che oggi sono state trasposte nel film di James Ponsoldt, The End of The Tour. Continua a leggere

#PilotReview: American Crime Story, Ryan Murphy riporta in tv il processo a O.J. Simpson

Dopo averci tediato con gli ultimi tre capitoli di American Horror Story e un pessimo Scream Queens che non vale nemmeno il download illegale, Ryan Murphy (Nip/Tuck, Glee) forse è tornato a creare qualcosa di buono con American Crime Story (sì, i titoli non sono il suo forte) la nuova serie tv antologica creata e prodotta insieme a Brad Falchuk, Larry Karaszewsk, Scott Alexander e Nina Jacobson. Perché se le premesse sono quelle espresse nel pilota che ha debuttato sul canale via cavo FX il 2 febbraio, allora Ryan Murphy può redimersi per un capitolo a scelta tra gli ultimi tre di American Horror Story. “From the Ashes of Tragedy“, questo il titolo del primo dei dieci episodi che compongono la serie, è infatti ben con costruito, ben girato e ben scritto e pone le basi per raccontare nuovamente attraverso il piccolo schermo una delle vicende giudiziarie più seguite di sempre: il processo per duplice omicidio all’ex giocatore di football americano O.J. Simpson. Continua a leggere