#OscarSoWhite, l’Academy è razzista? La polemica sulle nomination troppo “bianche” agli Oscar 2016

Manca poco più di un mese alla patinatissima cerimonia degli Oscar e le polemiche arrivano con un certo anticipo (un po’ come il festival di Sanremo). E questa volta siamo bel lontani dalle chiacchiere su “DiCaprio merita o meno la statuetta” perché la questione parte dall’interno del circuito cinematografico hollywoodiano e va a toccare un nervo scoperto del dibattito americano, quello sulla valorizzazione della diversità. Il dibattito degli ultimi giorni si è concentrato in particolare sull’assenza di candidati di colore nelle nomination di rilievo agli Oscar 2016, cosa che si verifica per il secondo anno di seguito al netto della nomination di Selma come miglior film nell’edizione 2015 e che è diventata virale su Twitter attraverso l’hashtag #OscarSoWhiteContinua a leggere

Serial, una serie da ascoltare

Video killed the radio star (?)

L’autunno scorso mi sono imbattuto in un articolo del magazine americano Slate in cui si parlava di Serialun podcast spin-off della trasmissione radiofonica This American Lifeche racconta un fatto di cronaca nera avvenuto nel 1999. La cosa che più mi ha incuriosito è che l’autore dell’articolo definiva Serial come qualcosa che non aveva mai visto o sentito prima. Decido così di scaricare il primo podcast:  un’ora dopo ero già rimasto sotto a questa storia (e se anche voi siete dei chilhavisters non potrete fare altrimenti). Continua a leggere

#AllMyMovies, ovvero tu che guardi Shia LaBeouf che guarda i suoi film.

«Sotto sotto siamo tutti dei voyeur». È quello che dice Bettina a Ruth Fisher, in un episodio di “Six Feet Under”,  mentre spiano Arthur dalla balaustra delle scale. In quella battuta ho colto un riferimento ad  Alfred Hitchcock e al suo dialogo con Francois Truffaut a proposito de “La finestra sul cortile” raccolto nel libro di quest’ultimo Il cinema secondo Hitchcock. Ad un certo punto della discussione Hitchcock tira in ballo una recensione negativa del film, in cui si diceva che la pellicola era orribile perché c’era un tipo che guardava costantemente dalla finestra, replicando così: «Scommettiamo che nove persone su dieci, se vedono dall’altra parte del cortile una donna che si spoglia prima di andare a letto o semplicemente un uomo che mette in ordine la sua stanza, non riescono a trattenersi dal guardare? Potrebbero distogliere gli occhi dicendo “non mi riguarda”, potrebbero chiudere le loro persiane, e invece non lo fanno, staranno lì a guardare». Hitchcock aveva deciso di portare sul grande schermo il voyeurismo in toto preannunciando, in qualche modo, l’esigenza di fagocitare immagini anche prive di contenuti rilevanti in maniera compulsiva. L’importante è essere intrattenuti visivamente. L’esempio più lampante di questi tre giorni è il progetto di Shia LaBeouf chiamato #AllMyMovies, un’istallazione artistica creata in collaborazione con Luke Turner and Nastja Säde Rönkkö, in cui per tre giorni (dal 10 fino alle 4:55 pm del 13 novembre fuso orario di New York – le 23:00 italiane) l’attore e regista statunitense guarda ininterrottamente i suoi film in una sala dell’Angelika Film Center di Manhattan e contemporaneamente viene ripreso in soggettiva da una telecamera che trasmette in streaming la sua “performance”. (Qua trovate la diretta fino a quando sarà disponibile). Sì, avete ragione: Shia LaBeouf è uno scoppiato.  Continua a leggere

Expo 2015, intrattenere il pianeta

L‘intrattenimento non è una caramella o una birra.

Infnite Jest, David Foster Wallace

Un paio si mesi fa mi telefonò un amico e mi chiese se volevo accompagnarlo a visitare Expo 2015. La stagione delle lunghe code non era ancora iniziata ed io coltivavo anche una certa curiosità nel poter visitare l’esposizione universale, se non altro per avere direttamente un’idea della portata dell’evento. Per una serie di circostanze e di impegni ci siamo trovati a dover optare per l’ultimo weekend di ottobre, quello prima della chiusura. Sapevamo dove avremmo dormito, come ci saremmo mossi e cosa avremmo fatto. Quello che non sapevamo e che nessuno poteva prevedere era che la stagione delle lunghe code stava in agguato dietro l’angolo.

Nonostante le notizie che leggevo su internet diventassero sempre più clamorose sulla mole di visitatori che ogni giorno invadeva il sito espositivo, devo dire che ho continuato a mantenere una sorta di ottimismo (strano ma vero) nel voler visitare il non-luogo temporaneo più importante del mondo. Tanto chi vuoi che vada a d Expo all’ultimo minuto? Non sono mica tutti così scemi/furbi come me! E così, qualche settimana dopo mi ritrovai che ero stato appena vomitato al da un treno della metropolitana, decisamente tropo satollo, al suo capolinea insieme a centinaia di persone, per poi essere nuovamente ingurgitati da una passerella di ferro e acciaio che avrebbe dato inizio ad un altro tipo di digestione: una digestione lenta, fatta di finte scelte e percorsi obbligati. Continua a leggere